Sentimento politico

Il linguaggio di Nichi Vendola è uno strano connubio di tante cose vecchie e nuove. Ne parlo qui, perché è un buon esempio di come la politica possa essere – scusate se mi ripeto – una grande fabbrica di storie.

Lo è nel senso in cui la intende e la pratica B, a suo modo, anche lui un grande story-teller, che punta sulla fiction consolatoria e, quando serve, sulle barzellette (storielle appunto). Ma lo può essere, questa la scommessa di Vendola, anche in senso drammatico. Doloroso come la Puglia, il pezzo di Sud con cui deve confrontarsi da amministratore,  pieno di contraddizioni sociali ed economiche.

Nichi, per cucire un discorso politico a misura di territorio, ha affinato una congeniale parlata epica. Ha costruito un  linguaggio surreale che tiene insieme Madre Teresa e Bertold Brecht, Quentin Tarantino e Antonio Gramsci, la Taranta e l’Internazionale socialista. Il tutto ritmato come se recitasse ogni volta un sermone. Il sermone di un prete operaio che soffre insieme alle storie che racconta.

Secondo la semiologa Giovanna Cosenza, che sta dedicando al tema diversi post d’analisi, in questo linguaggio difficile e insolito, c’è il fascino ma anche il limite del personaggio, semmai dovesse diventare il candidato premier del Centro-Sinistra alle prossime elezioni.

Condivido, però, oltre che “difficile” definerei il linguaggio di Nichi come “sentimentale”, in fuga dai due estremi comunicativi della politica italiana degli ultimi vent’anni.

Da un lato c’è il linguaggio istintivo, basico, darwinista del berlusconismo (e della lega) che parla alla pancia e alla libido delle persone. Dall’altra parte c’è la prosa razionale, impaurita, economicista, del Centro-Sinistra che cerca il cervello della gente, ma quando gli va bene, al massimo, raggiunge i loro portafogli.

Nichi ha compreso (come in parte aveva fatto Veltroni) che in questa divaricazione si apre   un territorio sterminato. Che tra pancia e cervello, si può puntare al cuore delle persone.

Una fabula da narrare tra passato e futuro, tenendo insieme la nostalgia delusa  degli anziani e l’irrequietezza frustrata dei giovani. Una fiaba in cui è obiettivamente difficile credere, persino per quelli come me che campano di storie, prima ancora che di pane. Ma che si rimane affascinati ad ascoltare, come con tutte le belle storie di sentimenti d’altronde.

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2 pensieri su “Sentimento politico”

  1. ecco, l’unico rischio rimane il populismo di cui Veltroni ha già ampiamente peccato, io punto su Nichi spero che non sia l’ennesima delusione: non se ne può più!!!

    1. Purtroppo, temo che sia più complicato di così. Nichi fin qui ha costruito un’immagine, non una linea politica. Se davvero vuole proporsi come leader per un paese (attenzione non per una parte), deve consolidare una visione della realtà complessiva. Altrimenti rimarrà in quella terra di nessuno, in cui fin dei conti continua a trovarsi il centro-sinistra, dopo il primo governo dell’Ulivo.

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