Asterix Obelix

Stereotipi e stereo-topi

Qualcuno commentando le simpatiche sortite contro Roma di Umberto Bossi, ha tirato in ballo l’Obelix dei fumetti e la sua celebre battuta:

Sono Pazzi Questi Romani!

Obelix la pronuncia la prima volta in Asterix gladiatore (Astèrix gladiateur ): Il sont fous, ces romains! Sembra che a tradurla in italiano come acronimo di SPQR  ci abbia pensato quel fine umorista che è stato Marcello Marchesi.

Ma come sanno tutti i cultori della serie, Obelix negli anni ha variato la battuta per commentare le stranezze ora di quel popolo, ora di quell’altro.

Ils sont fous ces Égyptiens !

Per esempio in Asterix e Cleopatra,  questo è il commento del nerboruto portatore di Menhir quando s’imbatte nella monumentale costruzione delle Piramidi e trova insensato tutto quello spreco di energie e pietra.

Negli anni, farà la stessa cosa con i Belgi, i Normanni, e così via, secondo un gioco narrativo ben strutturato. Per Obelix in sostanza sono pazzi tutti quei popoli che non rispettano il primato culinario del cinghiale, che non pensano che il cielo prima o poi gli cadrà in testa, etc. etc.

Ma è indubbio che il gioco abbia anche valenze autoironiche. Con la stessa ferocia “sciovinista”, con cui irridono i tic delle altre popolazioni, Goscinny e Uderzo, figli d’immigrati, mettono anche alla berlina la prosopopea dei loro connazionali, le manie e le contraddizioni transalpine.

Attraverso la messa in scena degli stereotipi, tutto in Asterix diventa gioco sociale delle identità , come chiarisce  un bel libro di Nicolas Rouviére (Astérix ou la parodie des identités), che mi è già capitato di citare.

Dalla parodia all’insulto

Ma questo ha poco a che fare con la battuta di Bossi, dove non c’è confronto di stereotipi, ma solo l’insulto gratuito a una identità diversa tutta inventata, oggi il “romano” domani “l’arabo” o il “negro”. D’altronde, l’intero racconto politico della Lega si fonda su questa semiotica dell’odio sociale.

E’ una narrazione degradata dagli stereotipi a quelli che definerei “stereo-topi”, con riferimento a una interessante storia proposta da Stefano Catone sul suo blog. Perché, in definitiva, in un mondo globalizzato, lo trovi sempre qualcun altro disposto a odiare te, come tu odi il tuo prossimo.

4 pensieri su “Stereotipi e stereo-topi”

  1. Non si può che condividere!
    E soprattutto non si può infangare Asterix con un confronto con Bossi! Il quale probabilmente non ha neanche idea di chi sia stato Goscinny.

    Mio Dio. Mi tocca pure fare il tifo per Fini! Mai avrei pensato che si arrivasse a questo!
    Ciao
    db

  2. Già, e mentre una parte paese condanna, l’altra minimizza: sono le solite “sparate” di Bossi. Come se tutto questo fosse normale, come se l’insulto razzista fosse una pratica democratica accettabile.
    Che tristezza.

  3. Minimizzare no: è grave perché Bossi è un rappresentante di Governo, malgrado molti italiani si chiedano il perché. Però è vero che nemmeno ci si stupisce a sentirlo dire certe (concedetemi la licenza) cappellate: chi dice “lui è fatto così” dopotutto ha ragione… Senza prendermi ulteriori licenze (non mi piace scadere a livelli tanto bassi), direi che Bossi è davvero un ignorante, pesantemente bifolco, senza con questo voler insultare la categoria.
    Se smettessimo di dargli importanza nemmeno a casa sua lo nominerebbero più.
    E poi tutto questo parlare di un omuncolo come lui, svia il pubblico dall’attenzione sul burattinaio…
    Io sono romana, anche se non di sette generazioni lo sono col cuore. Non mi sento insultata. Se una battuta simile l’avesse detta Margherita Hack mi avrebbe ferito… ma Bossi…!
    Ragazzi, mi sono piegata in due dalle risate!

    1. Cara Loredana
      mi dispiace ma sono vent’anni che mi raccontano sta’ storia: che dobbiamo distinguere la sostanza dal folklore della Lega e del suo leader. Non sono d’accordo. Bossi è un leader amato e votato da una parte considerevole di questo paese. Le cose che dice pesano eccome, anche quando afferma colossali idiozie.
      Il linguaggio della Lega ha inciso profondamente nel raccontare al Nord una certa visione della realtà. E di questi tempi, non sono nemmeno tanto sicuro che il burattinaio sia quell’altro.

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