Il cielo in una stonsa

Capita a volte che, mentre parlo, qualche collega transalpino non riesca a trattenere un sorriso, per via di un accento sbagliato oppure per una parola usata a sproposito.

All’inizio ci restavo male,  per via di tutti gli sforzi fatti per imparare una lingua praticamente da zero in questi (quasi) due anni in Francia .

Poi mi è capitato di ascoltare Benigni intervistato dalla televisione francese e ho pensato che riderei anch’io a sentir parlare l’italiano in maniera così improbabile. 

Quanto abbiamo sorriso, ad esempio, dello pseudo-italiano bislacco di un Dan Peterson o dei campioni di calcio stranieri? E i nostri genitori non si divertivano, un tempo, ad ascoltare la babilonia linguistica in bianco e nero delle sorelle Kessler o di Don Lurio

Se si abita all’estero, bisogna farci il callo e semmai cercare di migliorarsi, di non ridursi all’improbabile mix di un Totò e Peppino. Il resto dipende dalle giornate, a volte riesco ad affrontare persino lunghe riunioni di lavoro con la pronuncia e lo spirito giusto. Altre, fatico a farmi comprendere pure dal fornaio. E in quei casi, mi viene in mente Peter Sellers- Closeau.

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3 pensieri su “Il cielo in una stonsa”

  1. Quando viaggio per lavoro mi capita sempre di fare soggiorni molto brevi e di ritrovarmi in qualche centro di ricerca pieno di gente da ogni parte del mondo che si arrangia a parlare inglese. Sentendo gli accenti marcati di molte persone che parlano benissimo la lingua ma che non riescono a liberarsi dalle proprie inflessioni, spesso mi domando come debba suonare il mio, di inglese. Poi ascolto il Capo Allucinato con la sua predominante romana, o i collghi pisani che elidono ogni c possibile e immaginabile e chiedo non solo quanto italiano sembri il mio inglese, ma anche quanto “dialettale”…

  2. Puoi provare a registrarti, io l’ho fatto… non per vanità, per fare delle interviste 🙂 Alla fine, se superi il disagio, è istruttivo. Comunque , tanto per non essere esterofili, come dicevi, anche per gli stranieri è difficile liberarsi dagli accenti originali… Il “franglé” (francaise plus anglaise) di alcuni transalpini è altrettanto bizzarro che il nostro accento italiota.

    1. nell’ultimo corso frequentato, avevo un’insegnante francese, con la sua magnifica R, ed uno olandese (assolutamente incomprensibile…), ma alla fine i problemi maggiori di comunicazione erano con gli inglesi -.-

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