Diventa amico di Clark

Clark Kent non potrebbe permettersi un profilo facebook, come ci ricordano ironicamente quelli di The joy of  tech.

Il mix di pubblico e privato prodotto da FB, diventerebbe un dramma esistenziale per qualcuno che ha il problema della doppia identità.

Calmi, calmi, non sto per lanciarmi nel classico pistolotto contro l’invasività dei media nel nostro “privato”.

Pensavo, invece, alll’esatto contrario. Alla pubblicazione esponenziale del privato nel circuito dei media. Al fatto che una ragazza ammazzata dallo zio o il cognato “tronista” del presidente della Camera pari sono per la narrazione forsennata delle prime pagine dei quotidiani e le copertine dei tg.

Anche qui, niente che già non sapessimo grazie agli studi di Habermas e dei suoi epigoni.  Forse, la vera novità è che questa dinamica “pubblico mangia privato” si sviluppa a velocità sempre più frenetiche. Gli  stessi watchmen dell’informazione hanno perso il controllo (ammesso che ce l’abbiano mai davvero avuto) delle loro storie.

Lo denuncia oggi, rispondendo a un lettore, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi e identifica la vera Kriptonite mediatica e  sociale che sta distruggendo tutto:

La notizia del premio Nobel al dissidente cinese ha occupato al massimo due pagine sulla maggior parte dei quotidiani britannici, tedeschi e americani, ma questo non significa che non lo ritenessero il fatto più importante della giornata. Semplicemente hanno pubblicato ciò che ritenevano fosse necessario sapere.
Lo stesso meccanismo si applica ai fatti di cronaca nera come alle intercettazioni della magistratura, una deviazione spinge a pubblicare qualsiasi cosa pur di non essere da meno. L’ho già scritto qualche giorno fa: è tempo di avere il coraggio di non pubblicare tutto, di fermarsi di fronte all’orgia dei particolari e allo scempio del privato. Sono sicuro che questo atteggiamento pagherà e aiuterà il giornalismo a ritrovare credibilità.

Vignetta via Lacarceldepapel

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3 pensieri su “Diventa amico di Clark”

  1. “fermarsi di fronte all’orgia dei particolari e allo scempio del privato”: è questa un’esigenza sacrosanta in un paese in cui si sbandierano leggi sulla privacy prive del pur minimo senso di tutela nei confronti del privato, il quale è comunque costretto a dare il proprio consenso all’uso di dati personale (a volte anche sensibili) se vuole ottenere servizi persino dalla Pubblica Amministrazione… e non parlo di quanto network stranieri che gestiscono internet se ne gragano delle nostre misere leggi…

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