La libertà non è

La libertà non è uno spazio libero

Cantava Gaber in senso politico e civile, con versi che non sembrano passare mai di  moda. E forse, dico forse in maniera provocatoria, vale anche in senso creativo.

Non è detto che la libertà espressiva coincida con la mancanza di vincoli.

Mi è venuto in mente, leggendo un bel post di Daniele Bonomo – autore e critico di fumetti – sul tema trito e ritrito del/della graphic novel, che  il cartoonist ha il merito di affrontare in maniera – in parte inedita – rivendicando le grandi possibilità espressive che il romanzo grafico offre.

Il momento creativo in questo caso e’ esattamente come quello di uno scrittore di romanzi di narrativa al quale non viene imposto un numero di pagine dall’editore o un numero definito di capitoli ne’, tantomeno, un tema da trattare. E’ l’autore stesso che utilizza la sua sensibilita’ e la sua esperienza per porre i suoi paletti, da solo vincola i suoi spazi.

Il discorso di Bonomo è chiaro: laddove il fumetto “tradizionale” impone steccati editoriali (formati, griglie, etc.) , la graphic novel lascia praterie sconfinate, permette di esplorare diverse possibilità.

Tuttavia, si potrebbe anche rovesciare la questione. Proprio perché la storia del fumetto è una storia di scelte editoriali, per certi versi, imposte dal mercato agli autori, siamo sicuri che la libertà assoluta sia più produttiva?

Avremmo mai avuto le sperimentazioni sulla striscia, o se volete sulla tavola, se quei vincoli grafici, di respiro narrativo, non ci fossero stati?

Chester Gould o Milton Caniff si sarebbero mai sbattuti la testa, per cercare tecniche di racconto così particolari, se non avessero avuto il limite imposto di produrre certe storie in un certo numero di vignette, in uno spazio obbligato?

Vale per il fumetto, ma vale per tanti linguaggi. Cosa sarebbe la storia della poesia senza i vincoli di metrica, le rime, gli endecasillabi?

L’obiezione ovvia è: “Si ma Chris Ware…”. Giusto, Chris Ware, o Lorenzo Mattotti, o Thomas Dylan o James Joice Dylan Thomas o James Joyce (oops) dimostrano che la libertà è un lusso prezioso per un autore consapevole e per i suoi lettori. Non sto negando, infatti, che uscire dalle forme classiche del comic book costituisca una grande opportunità.

Però, come del resto ribadisce Bonomo, ci vuole grande sensibilità per spendere al meglio queste enormi potenzialità. E, se permettete, i Chris Ware, i Mattotti, o i David B,  si contano sulle dita di una mano.

Guardando alla mole crescente di romanzi grafici (nella forma) che si abbatte oggi sulle nostre teste, mi chiedo se per tanti giovani autori, pure bravi, la forma stessa non sia più una roba di maniera, che una reale esigenza espressiva.

Dopodiché ben vengano i “romanzieri grafici” (io preferisco semplicemente cartoonist a prescindere) quelli autentici e consapevoli. Per loro, in fondo, quello che cantava De Gregori a proposito di un’ altra categoria:

quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,
è come partire lontano, come viaggiare davvero.

7 pensieri su “La libertà non è”

  1. Bellissimo post, che risponde all’altrettanto bello di GUD.

    In effetti anche i vincoli sono preziosi, quand’essi tendono alla libertà, ovvero costringono l’autore a cercare “vie di fuga”, a forzarli o a usarli pienamente e consapevolmente.
    Per questo nella vituperata “gabbia bonelliana” si nascondo sia capolavori che opere modeste e dimenticabili.

    Ettore

    1. Ti ringrazio. So di essere stato provocatorio.
      Non mi sento un crociato contro le graphic novel armato, ma continuo a pensare che certe volte le gabbie possano essere una buona palestra per un linguaggio.
      D’altronde Alfred Hitchcock era convinto che il cinema muto gli avesse insegnato cose che registi legati solo al sonoro non avrebbero mai compreso. I limiti a volte esaltano la ricerca.

  2. Forse l’idea che avevo quando ho scritto il post (http://www.gud.it/fumetto/graphic-novel.htm ) era proprio quella di mettere in evidenza le costrizioni del mezzo dal punto di vista degli autori, soprattutto per dare una definizione diversa e piu’ chiara del termine, anche come strumento in piu’ a disposizione del lettore per riconoscere un graphic novel.

    La differenza sostanziale per chi lavora su un formato riconosciuto e chi no, e’ proprio su chi mette i vincoli, da una parte ci sono gli editori, dall’altra la sensibilita’ degli autori stessi.

    Attualmente assistiamo all’uscita di diverse decine di Graphic Novel ogni anno, autori che si cimentano nella narrazione autolimitandosi.
    Quanti riusciranno a fare cose memorabili? Non saprei dirlo, l’importante, secondo me, e’ che ci sia sempre la voglia di sperimentare, anche al di fuori dei terreni gia’ recintati.

    Il limite dato dal formato e’ stata la grande opportunita’ del fumetto, l’hai ricordato benissimo:

    “Chester Gould o Milton Caniff si sarebbero mai sbattuti la testa, per cercare tecniche di racconto così particolari, se non avessero avuto il limite imposto di produrre certe storie in un certo numero di vignette, in uno spazio obbligato?”

    forse ne e’ caratteristica fondante insieme al suo legame con la riproducibilita’ delle linee e alle problematice dell’inchiostrazione.

    Mi trovi infine totalmente d’accordo con te sul fatto che raccontare con i limiti esalta la ricerca e che tutti i grandi raccontatori di storie a fumetti sono cresciuti artisticamente su limiti dati da formati gia’ esistenti.

    Vediamo come si sviluppera’ questo raccontare autolimitante, fermo restando che l’amara verita’, purtroppo, e’ che di poeti veri ne esistono veramente pochi.

    D.

    1. (intanto benvenuto da queste parti Daniele). Ma si, credo che siamo partiti da strade diverse, ma siamo arrivati a incontrarci.E l’incontro sta nell’amore per il medium, tutto dalle strisce alle tavole, ai romanzi grafici.
      Will Eisner (ceh credo tu conosca🙂 ) ci ha indicato la strada. Si può essere grandi autori “tradizionali” all’interno di formati definiti e si può essere autori “rivoluzionari” tentando strade nuove. Le due cose non sono in contrasto. C’è spazio per tutto. Per fortuna.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...