Diritto e rovescio

Il pugno di Traian Marceanu ha colpito la povera Alessia e le ha spezzato la vita.

Con la forza bruta di un rumeno che – come ha detto stamattina il giudice per le indagini preliminari – “ha dimostrato abituale ed irrefrenabile ricorso alla violenza fisica, intesa come ordinaria reazione ad eventuali contrasti con terzi”.

Lei, l’infermiera, è crollata sul pavimento della stazione, ignorata dai vu’ cumpra’ e da quello sciame di clandestini che bivaccano nei pressi. Poi è arrivata la polizia, e l’aggressore ha capito che si metteva male: ha cominciato a blaterare qualcosa in un italiano stentato, ha detto di non averlo fatto apposta, ha pianto lacrime di coccodrillo capaci di commuovere solo i buonisti dei salotti.

Noi no, noi vogliamo giustizia. E la vogliamo esemplare, per l’aggressore e per tutti i suoi compari rumeni che ieri – quando la polizia è andata a prendere l’animale – lo applaudivano addirittura, come se fosse un eroe. E si chiedevano, loro che le donne le fanno prostituire sui marciapiedi, come fosse possibile tutto questo casino per una “puttana”.

Così Andrea Sarubbi racconta alla rovescia la storia che, da cittadino romano, mi ha più amareggiato  in questi giorni. Per le cose che sono accadute. Per come se la racconta una parte della città.

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