Perché abbiam bisogno delle streghette

Uscirà nei prossimi giorni nelle sale, il secondo film delle Winx. Partiamo da una ammissione personale. A me le streghette di Straffi non piacciono. Trovo sbrindellate le storie, incomprensibili i personaggi, irritante la grafica.

Ma le Winx vanno avanti da 6 anni, con un successo straordinario che non ha eguali nel panorama dell’animazione italiana. Le bambine, in particolare, stravedono per queste streghette e le hanno legittimate come oggetto culturale di consumo.

Sono ovunque dalla scarpette agli astucci, dagli show nei teatri ai film nei cinema, una fabbrica dell’immaginario che macina storie e fatturati con la stessa intensità.

Fatico a comprendere i perché di questo successo incredibile, e di tutte le analisi che ho letto a riguardo, non ne ho trovato nessuna davvero coinvincente finora. Ma resta il fatto che il successo delle streghette è il loro incantesimo più grande.

E questo incantesimo non solo andrebbe studiato con maggiore impegno ma, in termini di cultura industriale, andrebbe citato ad esempio, valorizzato, perfino direi celebrato.

Andrebbe ricordato che il “mago” Straffi non è nuovo a simili imprese. Già con la serie animata Tommy e Oscar, aveva creato un piccolo caso di grandi ascolti, esportato all’estero con un tale seguito in certi paesi, da indurre McDonald a sfruttarlo per gli happy Meal.

Insomma, bisognerebbe che andassimo tutti a scuola da Iginio Straffi, perché la magia che ha creato a Recanati con la Rainbow è un esempio (raro) di filiera culturale avanzata. E non sono solo numeri di share o di business, sono anche posti di lavoro per tante belle professionalità in ambito creativo. Guardate ad esempio il make off dell’ultimo film dal blog di Mauro Uzzeo.

Ecco perché, senza snobismi e lasciando da parte ogni convinzione estetica personale,  l’industria culturale italiana deve augurare vita lunga alle streghette, ai Topi giornalisti, e a qualunque altro brand cartoonesco di successo. Tanto per fare un parallelo, se il fumetto italiano, avesse avuto il suo Iginio Straffi una trentina d’anni fa, forse oggi le prospettive del settore sarebbero migliori.

2 pensieri su “Perché abbiam bisogno delle streghette”

    1. Già, vale la pena dirlo, perché (magari mi sbaglio) ma vedo tanto snobismo intorno a certe dinamiche, mentre è importante che ci sia abbastanza lavoro in Italia per alimentare i percorsi professionali delle persone, altrimenti sarà sempre più difficile in futuro avere sceneggiatori, registi e animatori italiani.

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