Mi mancheranno

Le crepes calde di Place St George, accompagnate dal sidro.

Le campane di Sant’Etienne che scandiscono le ore della giornata.

Lo scintillio delle biciclette, baciate dal sole, mentre  attraversano il Pont Neuf.

I tetti  antichi che arrossiscono al tramonto.

Il profumo del pane appena sfornato, la domenica mattina, a Les Carmes.

Le bancarelle di libri del sabato. Ma anche quelle della domenica.

La pantagruelica rivendita di fumetti di Rue De La Bourse.

La cassoulet bollente di Gaston in inverno.

I prati del Jardin des plants bagnati dalla rugiada, la mattina presto.

Un buon bicchiere del più plebeo dei vini francesi, il Gaillac.

Il fumo di sigaretta di monsieur Roland, prima di iniziare a cucinare, ogni sera seduto di fronte all’uscio del suo ristorante.

I dialoghi surreali con Patrick il postino, sospesi tra 2 lingue  e 4 dialetti.

La neve che copre tutto.

Il freddo che fa battere i denti.

Le punte dei Pirenei all’orizzonte quando il cielo è terso.

Le chiacchiere con Pascale, davanti all’ignobile caffé della macchinetta francese.

Le battute di Brigitte e i suoi consigli musicali.

Il sorriso di Genevieve, quando la mattina entro in ufficio.

Mi mancheranno, già mi mancano. E allora, decido di portarli con me. Li  metto in valigia, con le cose più preziose.

Si parte.

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