La scacchiera di Toth

Bianco e nero sono buoni compagni di strada nel fumetto. E’ la maestria dei grandi cartoonist (da Gould a Breccia) modularli per definire il primo piano e lo sfondo, la luce e l’oscurità,  il giorno e la notte.

Ancor prima che l’intenzione figurativa, c’è il fatto plastico. Bianco scaccia nero e viceversa. A volte, nei casi più radicali, è come se la pagina diventasse una scacchiera, a seconda dei casi curiosamente caotica o molto ordinata.

Mi viene in mente tutto questo mentre riguardo le prime , meravigliose, storie disegnate da Alex Toth per Torpedo 1936.

Toth lavorò solo a un paio di episodi del causistico gangster ideato dallo scrittore Enrique Sanchez Abuli. Fissare i canoni grafici di Luca Torelli, alias Torpedo, sarebbe toccato poi a Jordi Bernet. Tant’è che oggi è impossibile pensare, la serie senza accostarla al tratto affilato di quest’ultimo, perfetto contraltare delle taglienti sceneggiature di Abuli.

Tornando a Toth, quello che colpisce di queste prime due storie, è il lavoro speciale che compie sulla composizione della scacchiera, mantenendo costante la taglia delle vignette, fissando perfino l’ingombro delle didascalie. Il cartoonist americano si affida esclusivamente alla modulazione di bianco e nero per scandire il ritmo del racconto.

Ovvio:  “bianco e nero”  sono valori grafici, poi conta come Toth li utilizza per definire figure, spazi, tempi. Ma la prima cosa che il nostro occhio registra, quasi in maniera inconsapevole, è  l’immediata narrazione cromatica.

E nell’alternarsi di bianco e nero si giocano veloci accelerazioni, inaspettate pause, salite e discese di tensione. Il tutto con la grazia di un meccanismo svizzero di precisione, oliato con l’inchiostro.

Ci sono autori, pensiamo ad esempio al Charles Burns di cui parla Daniele Barbieri in un recente post, che addensano i neri per creare regimi visivi claustrofobici, perché quella oscurità di china sembra strozzare il bianco, inghiottire la storia. Al contrario, in Toth per quanto possa occupare porzioni importanti del quadro, il nero resta geometricamente addomesticato alle ragioni della composizione.

Per paradosso, si potrebbe dire che non c’è niente di più nitido del nero di Alex Toth. Un nero razionale che, tanto o poco che sia, sarà sempre lì per ricordarci che il bianco esiste, da qualche parte nella tavola e nella storia.

Annunci

3 pensieri su “La scacchiera di Toth”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...