Fazio’s list

Ognuno può giudicare Vieni via con me come vuole.

Ma qualcosa vale pena dirla da subito. Prima che la destra ottusa e volgare che ci è toccata in sorte gridi al complotto. Prima che la stucchevole pletora dei “cerchio-Battisti” e dei liberal “de sinistra”  ne parli con la puzza sotto il naso, liquidandolo come sterile satira “anti-B”.

Roberto Saviano, Fabio Fazio e, soprattutto, la guest star Roberto Benigni, ci hanno regalato un concentrato di buona tv.

Niente di rivoluzionario. Il concept ideato da Fabio Fazio è chiaramente debitore dell’ultimo saggio di Umberto Eco che proprio a Che tempo fa, aveva rivendicato la potenza affabulatoria delle liste.

La lista è solo uno scheletro narrativo, un pre-testo per permettere a Saviano di cimentarsi nella dimensione che gli è più congeniale, quella del recital.  Così come la performance di Benigni è stato uno spazio autogestito dalla solita, debordante, energia affabulatoria del folletto toscano (a proposito che sia un lettore di questo blog? :)).

Più che un programma, in effetti, più che una storia,  Vieni via con me è un assemblaggio di pezzi di storie diverse, cucite insieme, per cogliere lo spirito del tempo.  Eccola, la grande differenza dalla stagione catodica imperante del reality.

La tv pensata da Fazio può piacere o non piacere ma resterà. Fa memoria, fa archivio.  Qualcuno potrà dire che è stato un racconto della realtà partigiano e identitario. E’ vero, senza dubbio. E’ stato il racconto di una parte. La parte di tutti quelli che questo paese continuano ad amarlo, malgrado tutto.

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7 pensieri su “Fazio’s list”

  1. Dopo la falsa-intervista-farsa a Marchionne, Fazio era in dovere di “ri-qualificarsi”. Si rifà in parte con 2/3 battutine mica male. Senza esagerare ma con stile. Ovviamente il grosso, la qualità, la fanno Saviano-Benigni. Pezzi di grande TV, veramente. Benigni poi è tornato alla grande (e gratis) a prendersi il palcoscenico (piccolo in studio, enorme fuori) destinato alla serata. Alla Rai i programmi degni di questo nome si contano sulle punte della dita. Per quanto mi riguarda il buon Fazio Fabio (per diral alla Cetto Laqualunque) però c’è sempre, da “Anima mia” agli speciali su Faber. Speriamo, a breve, di vederne più spesso. Speriamo, a breve, che i motivi, le cause, i colpevoli per i quali siamo stati minoranza, siano solo un brutto ricordo. I telespettatori vanno rieducati
    Ciaooo

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