E’ la vita

Una volta, tanti anni fa,  ho incontrato Mario Monicelli a una manifestazione  di Sinistra a Roma. Non ricordo più nemmeno quale, ne abbiamo fatte tante,  ma lui c’era quasi sempre.

Lo riconobbi da lontano, la figura alta, asciutta, austera, che veniva giù per via dei Fori Imperiali a passo sicuro, nonostante l’età già avanzata. Camminava solo, in mezzo a tanta gente e tanta, troppa, gente sembrava non curarsene.

Allora mi sono avvicinato timidamente.

Ecco, se fossi uno sceneggiatore bravo come quelli con i quali lavorava,  potrei inventare un dialogo indimenticabile, degno di una sua commedia. Ma la verità è che io gli dissi solo  ”  ‘Ngiorno”, strozzato dall’emozione e lui mi rispose, con educazione, “Buongiorno.”

Nient’altro.  Tranne il fatto che continuai a  scodinzolargli  vicino, per un bel pezzo, sempre in silenzio,  ritrovandomi di tanto in tanto il suo sguardo severo addosso. A tratti  sembrava quasi divertito dalla mia presenza muta e adorante, stile pastorello del presepe davanti alla grotta di Gesù bambino.

La cosa bella è che, mentre fuori interpretavo Harpo Marx, dentro avevo ben chiare le cose che avrei voluto dirgli.

Di come ammiravo il suo cinema, di quante volte avessi rivisto alcuni film (Guardie e LadriLa Grande guerra, i Soliti ignoti…) consumando le videocassette, imparando a memoria scene  e dialoghi. Di quanto fosse stato importante quel patrimonio di storie e personaggi per la mia formazione culturale, emozionale, civile. E sono convinto che sia stato lo stesso per tanti altri.

Monicelli ha raccontato questo paese con irresistibile comicità, feroce disincanto e straordinaria passione. Forse si potrebbe scambiare la spietata ironia dei suoi film per sarcasmo. La vigliacca cialtronaggine dei suoi personaggi per moralismo. Ma Monicelli, a modo suo, voleva bene a questo sgarrupato popolo.

Le parole che ieri Roberto Saviano, a Vieni via con me, ha utilizzato per definire il proprio lavoro, sono perfette per descrivere anche il regista di Viareggio:

Si scrive delle ferite del paese, perché si ama il paese.

Il resto è nei suoi film. Storia del cinema. Cronache di intere generazioni.



È la vita, oggi a te domani a lui! (I soliti ignoti)

Bottoni: “Va be’, allora sparo in aria a scopo intimidatorio.”

Esposito: “E va be’, io non mi intimido e sto qua.” (Guardie e ladri)

Cammina schiavo! Anno nuovo, vita nuova! (Risate di Gioia)

Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l’estro, il desiderio… come l’amore. Nasce quando nasce e quando non c’è più è inutile insistere. Non c’è più! (Amici miei)

Ma cosa lascio stare se poi mi viene su con un culo che fa provincia!? (Parenti serpenti)

Quanno se scherza, bisogna èsse’ seri! (Il Marchese del Grillo)

Un sol grido un solo idioma: scapoma! (Brancaleone alle Crociate)

Va ben, se la patria la dovessero difendere solo le persone perbene, te saludi patria. (La Grande Guerra)

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6 pensieri riguardo “E’ la vita”

  1. L’ho veramente, profondamente, irrinunciabilmente amato. A tal punto da essermi dimenticato della sua “mortalità”. Per il resto hai detto tutto.
    Grazie

    1. grazie a te, Cris. Ci ritroviamo sempre purtroppo qui a commemorare tristemente grandi persone che ci lasciano, ma la memoria è un valore importante. Ce l’hanno insegnato proprio Monicelli e altri.

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