Mi ritorni in mente

Ogni lettore di fumetti ne conterà a decine, di queste vignette straordinarie che abitò nella sua infanzia e in seno ai quali fece il suo nido (una vignetta è come una piccola casa), paralizzato dall’amore, dal terrore e dallo stupore.

E in seguito queste vignette saranno esse a ossessionarlo, a tornargli in mente, intatte, luminose e magiche.

Pierre Sterckx, Les cahiers de la bande dessinée

E’ la magia delle belle storie: restarci incollate addosso con un loro frammento, un loro singolo piccolo pezzetto che ci riporta al tutto, anche quando il tutto ci sembrava di averlo dimenticato.

Nelle poesie o nelle canzoni accade con i versi, nei linguaggi visivi accade con le immagini. E se nella fotografia o nella pittura, l’incanto appartiene all’opera nel suo complesso, è strano come nei linguaggi cosiddetti sequenziali (cinema, fumetto), una sola inquadratura, tra altre decine, crei la magia.

Qualcosa che va anche al di là dei “meriti” effettivi della singola immagine. O meglio,  è chiaro che quell’immagine che conserviamo gelosamente in una strana soffitta del cuore, ci sembra bellissima nel ricordo. Ma quando, magari, torniamo a guardarla di nuovo, con l’albo fra le mani, allora ci tocca quasi una piccola delusione. L’emozione rimane ma qualcosa della bellezza colossale del ricordo sembra sia andata sciupata.

I motivi li chiariva in un bel saggio di qualche anno fa (Leggere il fumetto), Benoit Peeters. Le vignette, come pure le inquadrature del film, non sono fatte per restare isolate. Fanno parte di sequenze (striscia, tavola, albo) cui inevitabilmente vogliono ritornare con i loro significati.

L’emozione cui ci porta la singola vignetta non è mai davvero isolata. E’ sempre la condensazione di una intera scena, di un’azione, di qualcosa che accadeva nella storia e che ci ha toccato nel profondo.

Il che non toglie certo il gusto di elevare una singola inquadratura a quadro o poster. Roy Lichtenstein, in pittura, ci ha costruito sopra una intera poetica pop. Oppure, quello che fa un blog come Comically vintage: riesumare vecchie vignette di fumetti degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e restituircele alla lettura, scevre dal contesto originale.

Un passatempo divertente e ironico: un come eravamo. Anzi un come ci disegnavamo.

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