Lo spettro di Marley a fumetti

…Si fece bianco però, quando subito dopo lo spettro traforò la porta massiccia e gli entrò in camera, davanti agli occhi. Nel punto stesso la fiamma morente die’ un guizzo come se volesse dire: “Lo conosco! È lo spirito di Marley!” e subito ricadde.

Charles Dickens, Il canto di Natale (Strofa prima)

Ho, fra le mani Christmas Carol – the graphic novel , adattamento fumettistico anglosassone firmato da Sean Michael Wilson, Mike Collins e David Roach.

Una delle cose affascinanti del Christmas Carol sta proprio nella varietà degli esiti delle diverse reinterpretazioni grafiche cui ha dato luogo nel tempo.

In questo caso, per “tenersi al passo con i tempi” gli autori scelgono, pur nel rispetto della narrazione dickensiana, di spettacolarizzare le sequenze d’azione con uno stile grafico , degno delle saghe dei supereroi americani.

Anche se Superman non svolazza sui tetti di Londra, insomma, si respira tra le vignette un’onesta atmosfera da comic book.

Prendiamo un momento topico del plot, la prima apparizione dello spettro di Marley al vecchio socio Scrooge.

Collins la racconta con tanto “di effetti speciali” visivi, nei termini di una terrificante ghost story. Non che nella storia originale questo sapore mancasse, ma qui è evidente obiettivo di aggiornare il sapore della scena a un grado 2.0, credibile per un lettore teenager del nostro tempo.

“Alle antilopi” come avrebbe detto il Principe, mi è venuta in mente la trasposizione colta e raffinata che della stessa sequenza offre Dino Battaglia nel suo Cantico di Natale.


All’opposto dell’iperdinamismo di Collins, Battaglia spoglia – com’è d’altronde nelle sue corde – la scena da ogni frenesia visiva. In parte, ciò si deve a una logica narrativa tradizionale, “da racconto illustrato” più che da fumetto, della trasposizione di Battaglia.

Ma se andiamo oltre le evidenti differenze di punteggiatura visiva, ci accorgiamo che la distanza figurativa tra le due versioni si situa a un livello più profondo.

Il racconto di Collins è ancorato, con il layout, con il taglio delle inquadrature, a un tempo di scena “qui e ora” in cui siamo catapultati. Battaglia, invece,  ci trasferisce in un “tempo altro”, sospeso come accade proprio nella storia originale di Dickens.

E, alla fine viene da chiedersi, se sia più terrificante l’effetto speciale del Marley, disegnato da Collins, o “l’affetto speciale” di Scrooge per Marley disegnato da Battaglia: una sagoma bianca, con segni sottili, leggera e inconsistente come un sogno a occhi aperti.

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