Un giocattolo, una storia

Ieri guardavo la mia nipotina scartare, gioiosa, montagne di regali ad opera di nonni amorevoli, zii affettuosi (presente!) e cari amici di famiglia.

Sembrava Gretel, appena giunta alla casetta di Marzapane: strabuzzava gli occhi, lanciata gridolini entusiasti o rimaneva quasi incredula, senza fiato.

Beh, sì d’accordo, si potrebbe fare il solito discorso sulle derive sempre più consumistiche dei Natali dei bimbi. Troppi giocattoli tutti insieme e, forse, sempre meno gusto di giocarci.

Ma questo problema, a essere onesti, più che i bimbi riguarda noi adulti, il nostro modo semplicistico di shoppizzare sentimenti, rifugiandoci nell’acquisto di qualche oggetto.

Resta il fatto  che per un bambino, l’incontro con un nuovo balocco è un incredibile, inestricabile, guazzabuglio di curiosità, meraviglia, piacere della scoperta. E’ una storia d’amicizia che inizia, nell’istante preciso, in cui dalla carta esce qualcosa.

Può durare pochi minuti, o anni interi. E alzi la mano chi non ha avuto un qualche giocattolo per fedele compagno d’avventura: un Orsetto, una Barbie, un Cicciobello, un Big Jim, un pallone, una macchinina.   Oggi dominano i Ben Ten,  le bambole Nenuco e Baby Amore. C’è il revival fashion di Hello Kitty e, invece, i poveri Gormiti che impazzavano negli anni precedenti, chi se li ricorda?

Anche questo fa parte delle storie di giocattoli, come ci hanno raccontato quei volponi della Pixar.

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