Fiat Lux

Proprio perché viviamo in un mondo senza centro, si dice, il governo dei processi, e la creazione delle regole che li accompagnano, sono ormai appannaggio degli specifici soggetti che agiscono in presa diretta nelle situazioni considerate.

Questo legittimerebbe la Fiat, come ogni altro soggetto transnazionale, ad essere insieme imprenditore e legislatore, giudice non solo delle convenienze ma pure dei diritti, a Chicago come a Torino.

La domanda è: l’indubbia crisi della sovranità nazionale, determinata dalla globalizzazione, può legittimare il ritorno ad una logica feudale, ad una società delle appartenenze e degli status, dove la pienezza della cittadinanza in fabbrica, ad esempio, è subordinata all’appartenenza a un sindacato? Non è un ritorno agli anni ’50 quello che si vuol realizzare, è un tuffo profondo in età lontane, prima della rivoluzione dei diritti dell’uomo.

Stefano Rodotà, Quando il fango cancella la politica

Nelle storie della politica, ognuno tende a raccontare la “sua verità” come se fosse una “Crociata”: Dio lo vuole, il mercato lo vuole, il paese lo vuole,  etc.

Ognuno difende la sua irragionevolezza spacciandola per inevitabile. E ci vogliono illuministi autentici come Stefano Rodotà per ricordarci che queste presunte battaglie per il modernismo nascondono, il più delle volte, il ritorno alle barbarie civili e sociali del  medioevo.

(grazie a Barbara per avermi segnalato l’articolo)

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