L’ultimo post(o) dell’anno

Si può raccontare in maniera originale la storia collettiva di una festa che si ripete sempre uguale?

Sì, guardandola con un occhio diverso, come suggeriva Charles Addams in questa indovinata copertina del New Yorker qualche anno fa (l’illustrazione arriva da una bella galleria di mydelineatedlife).

E a vederla così,  la festa mostra la sua faccia meno allegra, quella di chi non celebra, di chi rimane ai margini. Di chi non trova post(o).

Oppure si può raccontare il momento festaiolo, partendo dalla fine, da quando tutto è ormai terminato.

Come fa in una altra bella illustrazione, Norman Rockwell proponendoci una riflessione malinconica sul senso effimero della celebrazione.

Detto questo, c’è un tempo per leggersi L’uomo senza qualità di Robert Musil e uno per mostrare la lingua di Menelik al prossimo (aargh!).  Ognuno la vive come vuole. Come si dice dalle mie parti, buona fine e buon principio.

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