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Gun in America

Il 21 Giugno 1968, Roy Lichtenstein raccontava l’America così dalla copertina di Time Magazine, con la pistola in pugno.

Nella sua simmetrica semplicità, la composizione inchioda l’occhio del lettore americano a guardare verso il centro, il nero della canna fumante, il fondo dell’abisso. E quando guardi nell’abisso, non puoi evitare che l’abisso guardi dentro di te.

La canna fumante è quella che, cinque anni prima, ha sparso il cervello di JFK sull’asfalto di Dallas. E’ quella che, tre mesi prima, ha strappato il reverendo King al sogno di un America più giusta.  E’ quella che, quindici giorni prima, ha ucciso Bob Kennedy a Los Angeles.

Lichtenstein racconta, con questa immagine, la storia più contraddittoria della cultura americana: nella stessa costituzione il diritto alla ricerca della felicità e quello alla detenzione di armi da fuoco.

Sono passati oltre quarant’anni da questa copertina, eppure certi demoni profondi riemergono negli States, con la vicenda di Gabrielle Giffords e la strage in Arizona. I veleni continuano (ce ne racconta, uno ad esempio, Fabio Chiusi) e non basterà la voce rassicurante dello sceriffo Obama a riportare la calma in città.

La canna è ancora fumante.

 

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