Quelli che li leggono, quelli che li studiano

Mi capita di incontrare lettori di fumetti in contesti, come dire?, normali.

Semplicemente, sono a tavola con amici e amici di amici e uno di questi ultimi, parlando di sé, racconta di leggere fumetti fra le altre cose che gli piace fare. Li legge, cioè, senza essere fissato, senza frequentare siti o blog, senza farne un centro della propria vita.

È strano che a qualcuno questo possa sembrare strano. Persone così rappresentano la norma, non l’eccezione. I loro gusti tendono a rispecchiare l’effettiva diffusione dei fumetti.

Tito Faraci

E’ interessante notare come le osservazioni di un autore sensibile quale Tito Faraci, si sposino alla perfezione con quanto affermato di recente da uno studioso, altrettanto raffinato, del medium, Sergio Brancato.

Intervistato da Davide Occhicone per lo Spazio Bianco, Sergio mette in evidenza quanto sia anacronistico (da parte anche degli addetti ai lavori) voler legittimare il fumetto, “nobilitandolo”  solo in termini artistici ed espressivi, rinchiudendolo nei musei o nei dibattiti specialistici:

Dovremmo invece riven­di­care l’origine mer­can­tile e mas­si­fi­cata del fumetto, poi­ché è stata quell’origine a ren­derlo così forte, così capace di resti­tuire lo spi­rito del tempo nove­cen­te­sco, di rap­pre­sen­tarne i vis­suti e le sog­get­ti­vità sto­ri­che.

Par­tiamo da que­sto quando par­liamo del fumetto, par­liamo della sua ori­gine metro­po­li­tana, par­liamo del fatto che i comics sono un osser­va­to­rio pri­vi­le­giato sulla sto­ria cul­tu­rale del secolo appena trascorso.

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2 pensieri su “Quelli che li leggono, quelli che li studiano”

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