Cannes

Sono sulla Croisette di Cannes. Avete presente? Un lungomare che è anche un luogo (comune) dell’immaginario turistico. Dici Costa Azzurra e subito pensi a yacht colossali, finanzieri abbronzati e pin up bionde.

Il miraggio regge stamattina, malgrado il calendario dica Gennaio. Il Sole scalda la pelle e brucia l’orizzonte nel punto in cui il  blu del cielo e quello delle onde si sfiorano.

Spingo lo sguardo  un poco più in là del porticciolo, in fondo alla via: l’oasi più celebre del miraggio di Cannes, con tanto di Palma (d’oro). Il Palazzo del cinema sembra molto più piccolo dal vero, come tante altre robe di cui sono fatti i sogni, quando li tocchi con le dita.

A proposito di sogni, ridete pure, il mio un tempo era entrare da quella porta sul tappeto rosso, accanto a Martin Scorsese e Robert De Niro, regista e interprete del capolavoro scritto da me medesimo (il privilegio dei sogni è che non hanno il senso della misura).

Erano gli stessi anni in cui, pur di gustarmi un altro festival del cinema (Venezia), infilavo i sogni in un sacco a pelo e li stendevo sul pavimento di una scuola disabitata, al Lido, cibandomi solo di film dalla mattina alla sera.

Per paradosso, a Cannes ci sono arrivato, scontati i miraggi cinematografici, con il lavoro che mi dà da vivere oggi e che centra poco davvero con i luoghi comuni di questo lungomare.

La vita, come diceva il filosofo Gianpiero Galeazzi, è una roulotte russa.

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