Caro direttore

Se io fossi Bersani (seeeehhh), domani prenderei carta e calamaio (la modernità del titolare della ditta è ormai nota) e scriverei al Corriere della Sera.
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Caro direttore,

ieri in prima pagina il vostro giornale ha pubblicato la lettera di un tale Silvio Berlusconi, credo omonimo di quello che ha fatto il Presidente del Consiglio negli ultimi due anni in questo paese.

Sono sempre aperto ad ascoltare le proposte di tutti, anche di questo signore che non ho il piacere di conoscere. Purtroppo al momento, sono impegnato con milioni di amici democratici, e con tutti gli italiani di buona volontà, a cercare una soluzione positiva per la più profonda crisi istituzionale e politica in cui il paese sia stato trascinato dal 1993 ad oggi.

A portarcelo è stato Silvio Berlusconi, quell’altro, il presidente del consiglio.
Silvio Berlusconi che, mentre l’Italia versa in condizioni sociali ed economiche disastrose, continua a parlarci e a pensare solo ai suoi guai giudiziari.

Che in questi due anni, nonostante avesse a disposizione la più grande maggioranza parlamentare della storia repubblicana, non ha messo mano a una sola riforma strutturale di cui il paese ha bisogno.

Che, mentre i nostri concittadini continuano a chiedere alla politica risposte serie, unità e rigoroso senso dello stato, non perde giorno per attaccare  le altre istituzioni, le forze sociali, i media, e a svilire l’immagine del paese agli occhi della comunità internazionale.

Di quest’altro Silvio Berlusconi abbiamo perso le tracce istituzionali da mesi e la sua sopravvivenza politica è ormai affidata a un gruppo di transfughi parlamentari, comprati a caro prezzo al calcio mercato della politica .

Di tanto in tanto, questo Silvio Berlusconi che vive asserragliato a Palazzo Chigi, attorniato dai suoi avvocati, lancia videomessaggi carichi di veleno e violenza verbale e morale, degni più del Bin Laden di Al Quaeda che non di un capo di Stato  di un paese civile e moderno.

Ecco, non so  dire che relazione ci sia tra il Silvio Berlusconi ragionevole che scrive alla vostra prestigiosa testata e quello che, ormai vergognosamente, resta abbarbicato alla poltrona di Palazzo Chigi. L’unica cosa che so è che per occuparsi delle proposte del primo, il secondo dovrebbe essere disposto a  fare quel serio passo indietro che ormai il paese si aspetta da settimane.

Cordialmente

Pierluigi Bersani

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