Houston abbiamo un problema

Non tutte le ciambelle narrative riescono con il buco.

Guardavo l’altro giorno Planet 51, film d’animazione che parte da un concept delizioso e che vanta, comunque, alcuni momenti davvero godibili, ma che non decolla mai. Ed ero a lì a chiedermi perché accade.

Perché, anche se lo spunto funziona, anche se la storia l’ha scritta uno sceneggiatore abile come Joe Stillman (Shrek ed Shrek 2), anche se ogni singola scena sprizza amore per il cinema, alla fine Planet 51 non riesce quasi mai a toccarti il cuore.

Lo dico con il rammarico di chi ha apprezzato le tante strizzatine d’occhio alla fantascienza e al fumetto anni Cinquanta, a E.T., a Wall-E… Tutto il mondo alieno creato dagli autori è un gigantesco, commosso, omaggio a tante cose che ama anche il sottoscritto. Ma, purtroppo, qualcosa non funziona.

Credo che, a livello narrativo, la debolezza sia nel carattere poco “convincente” dei due protagonisti cui la storia ruota attorno, o almeno dovrebbe ruotare.

Paradossalmente, il film riuscito che Planet 51 avrebbe potuto essere,  esiste già. Si chiama Il gigante di ferro (The Iron Giant): un capolavoro d’animazione del 1999 che dobbiamo al bravissimo Brad Bird (qui celebrato da Luca Boschi).

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