Si chiamava Savarese

Un post di Luca Lorenzon, mi offre lo spunto per ricordare un personaggio straordinario del fumetto seriale, relativamente poco conosciuto in Italia, Savarese.

Un poliziesco, ambientato nell’America degli anni Venti del secolo scorso, quando i mitra ruggivano e bere significava peccare .

Quell’America di bulli, pupe e piedipiatti, tornata di moda ultimamente grazie alla bella serie televisiva della HBO, Boardwalk Empire, prodotta da Martin Scorsese.

Ma se nella serie attuale, pur rispettando i canoni di genere, si insegue il gusto della ricostruzione storica, in un fumetto come  Savarese i rimandi sono più al cinema e alla letteratura che  alla realtà.

E’  l’America pre-testo di carta(pesta) raccontata da due cartoonist di scuola argentina, Robin Wood e Domingo Mandrafina.

Un paese narrato con il lirismo ma anche la disillusione  di chi lo sogna da lontano, come accaduto al nostro Sergio Leone nel cinema.

Spesso le trame di Robin Wood, i suoi dialoghi asciutti, l’amara voce fuoricampo, scivolano nel melò. La sua  scrittura fumettistica può affascinare o irritare, a seconda dei gusti, ma non lascia mai indifferenti.

Così, come il tratto tagliente e grottesco di Mandrafina, su cui mi sono già soffermato altrove, che restituisce al lettore tutti i tormenti interiori di Savarese e degli altri personaggi.

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