L’altro sguardo

Apprendo dal Post delle storie invisibili firmate dal fotografo Moa Karlberg:

Ho scattato queste foto attraverso uno specchio trasparente dal mio lato e riflettente dal lato in cui passavano le persone.

I soggetti ritratti erano inconsapevoli della presenza della macchina fotografica al di là del vetro. In questo modo sono riuscito ad ottenere scatti spontanei di uomini e donne che stanno guardando se stessi allo specchio.

Lasciando da parte le questioni sulla privacy e i diritti della persona che un simile esperimento si porta dietro, questi ritratti possiedono un innegabile fascino.

La suggestione è negli occhi di chi si vede e si scopre in un riflesso. E in quelli sguardi si legge una galleria di stati umanissimi: paura, avvilimento, stanchezza, commiserazione.

Se ci pensate, siamo abituati a dedicare al prossimo questi sguardi o a immaginare che altri lo facciano con noi. Ma ci riesce difficile pensare che lo facciamo anche con noi stessi, ogni giorno.

La macchina fotografica è testimone di tutto questo, non artefice.

Tant’è che prima ancora del cloruro d’argento e delle camere oscure,  la storia della pittura offriva già un campionario incredibile di autoritratti ora giocosi, come quello del mio adorato Norman Rockwell, ora drammatici, come quello di Vincent Van Gogh.

Come dire che la semplice presenza di uno specchio trasforma la consapevolezza di sé in storia. Che, in fondo, non siamo davvero soli neanche quando pensiamo di esserlo. Che abbiamo bisogno comunque di narrarci visivamente come individui, non solo di fronte agli altri, ma davanti a noi stessi.

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6 pensieri su “L’altro sguardo”

    1. Il valore intendi dal punto di vista fotografico? Non lo so. Mi interessava più che altro il livello comunicativo, come dici tu. Forse, per paradosso, per ragionare sul valore oggettivo dell’opera dovremmo “dimenticarci” del trucco dello specchio, guardare questi ritratti, come guardaremmo un ritratto tradizionale ma è possibile. E, comunque, lo sguardo delle perosne è davvero singolare.
      (Oh, bello tuo il blog, e benvenuta da queste parti Anna)

  1. Sì intendo proprio il loro valore artistico oggettivo, senza considerare come sono state fatte.

    Tuttavia, concordo, è sicuramente interessante vedere come le persone si guardano “sorprese” ad osservarsi.

    Grazie per il complimento e benvenuto anche tu sul mio blog 🙂

    Anna

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