Il battito

Ogni storia ha la sua forma e immagine, il suo battito, in un certo senso sviluppa quell’intuizione iniziale e la organizza in un racconto.

Non credo al disegno che serve al racconto, anche grandi narratori come Frederik Peeters non sarebbero così emozionanti senza un disegno potente alle spalle.

Manuele Fior, intervistato da Fabrizio Lo Bianco

E’ curioso notare come la poetica di un autore e il pensiero di uno studioso possano ritrovarsi, pur partendo da punti di vista diversi, nel modo di concepire un linguaggio.

Prendete ad esempio le parole qui sopra di un cartoonist, in auge, come Manuele Fior e confrontatele con il discorso del semiologo  Daniele Barbieri:

il fumetto è fatto di vignette e ogni vignetta rappresenta un evento; ogni evento è un “battito”, e la successione di questi battiti è ciò che caratterizza secondo me il fumetto.

Naturalmente Fior e Barbieri non dicono la stessa cosa, ma entrambi ci aiutano a comprendere quanto il fumetto sia qualcosa di più che semplice giustapposizione di parola e grafica, come una certa ottusa manualistica continua a sostenere.

E la metafora del battito ci suggerisce anche che ogni storia, a suo modo, funziona – lo spiegava Aristotele qualche millennio addietro – come un organismo vivente,  con un suo corpo, un suo respiro e, perfino, un cuore.

E se di un racconto arriviamo a sentire il battito è perché ci sta emozionando.

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