Dove eravamo rimasti?

Io sono innocente.

Spero, dal profondo del mio cuore, che lo siate anche voi.

Enzo Tortora

Ieri La7 ha dedicato l’intera serata al ricordo di una vergogna italiana, la persecuzione giudiziaria di Enzo Tortora negli anni Ottanta. Una storia livida, un grumo scuro sulla pelle civile di un uomo e di un paese.

La7 affida la rievocazione al film dignitoso di Maurizio Zaccaro (Un uomo perbene) e, soprattutto, al vibrante monologo/racconto di Antonello Piroso del 2008.

Qualunque idea si abbia della macchina della giustizia, del garantismo e della legalità, la vicenda continua a dare la nausea, per la violenza giudiziaria e mediatica che coagulò  in quegli anni e che, ancora pochi mesi fa, offriva strascichi odiosi.

Parlo del dramma legale quasi kafkiano. Parlo della dimensione narrativa pubblica.

Trafiggono come dardi le schegge mediatiche di quel martirio. Le foto con le manette ai polsi, i titoli diffamatori dei quotidiani,  gli occhi umidi e il volto scavato del presentatore nella telecamera quando ormai malato tornò in tivvù. Allora, disse con un fil di voce:

Dunque, dove eravamo rimasti?

E la domanda sospesa continua a provocare un sottile brivido lungo la schiena anche dopo tanto tempo.

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1 commento su “Dove eravamo rimasti?”

  1. il dolore terribile per questa amara esperienza lo fece ammalare e morì poco dopo, se ricordi. una persona perbene trattata come un delinquente. dire che è tipico della giustizia italiana potrebbe far credere ai sostenitori del premier che quello che lui va sostenendo da 15 anni, sia la verità. così non è, naturalmente. è stata, quella condanna, una pagina tra le tante di cattiva magistratura, come ce ne sono state e come ce ne saranno. i magistrati sono uomini e portati all’errore o indotti all’errore. la cosa vergognosa è che dopo tanto livore e accanimento, alla dimostrazione pratica della totale innocenza, nessuno si sia preso la briga di riabilitare tortora. bravo piroso a ricordarlo! ( ho registrato il tutto, lo vedrò appena possibile )

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