Così bianco, così nero

Solita magia delle coincidenze.

Mentre qui a Buenos Aires mi tuffo tra viuzze che sembrano uscite di peso dalle sue vignette,  a Bologna dedicano una mostra retrospettiva a José Munoz in occasione del Bil­BOL­Bul festival.

Munoz è il cartoonist argentino che meglio ha esportato, in particolare attraverso Alack Sinner,  l’anima civile e “politica”  del pampa-fumetto.

In rete ci sono due bellissimi articoli dedicati all’arte di Munoz.

Il primo documentatoe appassionato lo firma  Paolo Interdonato per  gli amici de Lo Spazio bianco.

Il secondo e’  di Daniele Barbieri ed e’ un saggio talmente bello che almeno una citazione integrale la merita:

Di tutto il continente americano, l’Argentina è il luogo i cui sogni più ci colpiscono, i cui miti sembrano essere più vicini alla superficie.

Non saprei dire se sia così perché davvero la cultura argentina è più propensa delle altre a mitologizzare, oppure – più probabilmente – se sia così perché l’Argentina è il paese americano più vicino all’Europa latina, talmente vicino da potersi quasi confondere con Spagna o Italia, di quando in quando.

Certo, quando si guarda da qui che cosa accade là, è proprio la somiglianza a farci osservare, per contrasto, quelle differenze.

Munoz ha scelto di farlo da sempre in bianco e nero. Un espediente che altri autori utilizzano per semplificare la lettura delle loro vignette, per dare immediatezza alle loro storie.

Per Munoz, invece, è il contrario. La sua bicromia corrisponde a una scelta di stile “difficile”: porre una barriera consapevole fra la realtà e la sua rappresentazione a fumetti.

Per identificare le forme e i tratti dell’autore argentino ci vogliono pazienza e attenzione. Ed è quella che Munoz chiede al lettore per le sue storie: l’America feroce, disincantata e disillusa, raccontata assieme allo scrittore Carlos Sampayo in Alack Sinner.

Ecco, direi che nell’immensa bravura di Munoz in tutti questi anni c’è anche quella di ricordarci che il mondo non è solo bianco e nero, ma che alcune volte è giusto raccontarlo così.

Che le differenze esistono, che è giusto dargli un valore.

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