Che dicie Berluzkoni?

Quando scoprono che sei italiano, prima o poi, arriva il momento che te lo chiedono.

Qui in Argentina, poi, dove  fra oriundi, figli di oriundi, nipoti di oriundi, l’affetto per il nostro paese è generalizzato, la domanda è d’obbligo.

Ma anche, quando lavoravo in Francia, la battuta spuntava qua e là, nelle chiacchiere tra colleghi, accompagnato da quel sorriso di sufficienza in cui i mangiaformaggi sono maestri.

Che dice Berluzkoni? Che fa Berrusconi? O che combina Berlusconì?

Pronunce bislacche, degne dei nostri migliori prodotti da esportazione. Perché, dopo pasta,  pizza, mafia (se ne facciano una ragione Valentino e Armani)  c’è lui nell’immaginario export di questo paese.

E, mentre di fronte alle battutine dei colleghi transalpini, mi sentivo in diritto di tirar fuori un poco di orgoglio da Pane e Cioccolata, di spiegare, di precisare… Quando adesso la domanda arriva da  cugini e amici di Buenos Aires, alzo le spalle e abbasso gli occhi.

Non che loro stiano meglio, a guardare la disastrata situazione della politica argentina. Ma non c’è proprio nulla da dire. B è ormai una maschera narrativa del nostro immaginario. Una storia mediatica che ci siamo appiccati addosso e che resterà a futura memoria.

Che dice Berluzkoni?

equivale alle barzellette di Pierino, o se volete fare i colti, alle trame canovaccio della Commedia dell’arte.

Perfetto per i carri del Carnevale. Perfetto per quel  “paese irreale”, di cui raccontava Luca Sofri qualche giorno fa e che in questi anni si è mangiato le storie reali di tutti noi.

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9 pensieri su “Che dicie Berluzkoni?”

  1. “Che dice Berluzkoni?”.
    Non abbassare gli occhi. Rispondi:
    “Un sacco di minchiate”.
    Con una punta d’orgoglio, s’intende.

    1. Ma si abbassano gli occhi mica per la vergogna, quella ormai l’abbiamo superata da un pezzo. E’ più per tagliare il discorso, ormai non valgono più nemmeno i distinguo. Come quella brava gente che si è ritrovata qualche tempo fa al Pala “nonsoché” per ribadire che non c’entrano niente. Che in tanti non c’entriamo niente.
      Purtroppo, queste cose non servono più. Ripeto, ormai B è storia, non cronaca.
      (oh benvenuto da queste parti Dick)

      1. No no, c’entriamo fino in fondo purtroppo. Ma questa è un’altra storia.
        Grazie, sarò di ritorno senz’altro!

  2. “B è ormai una maschera narrativa del nostro immaginario. Una storia mediatica che ci siamo appiccati addosso e che resterà a futura memoria.”

    Questo. B. è diventato ormai un’essenza che va al di là della politica, del calcio, della televisione, di qualsiasi cosa. Il suo volto tirato sempre sorridente e il suo doppio petto sono presenti nella mente degli italiani e degli stranieri come una “forma mentis” che appare in (quasi) ogni istante delle nostre vite. Si può guarire, certo, ma ci vorrà tanto tempo. Ma tanto tanto.

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