I due lati del marciapiede

Il Gaucho mi porta in giro per i quartieri, anzi i barrios, di Buenos Aires: altre storie di quest’Argentina.

Passiamo davanti alle vetrine chic della Recoleta, dove  alle porte dei condominii eleganti trovi grassi e pigri portieri, stile Garfield il gatto. Hanno la palpebra pendula e le braccia ben piantate su una scopa per reggersi nel dolce far nulla.

Lì, a pochi metri dalla tomba di Evita e dagli altri inquilini  illustri del cimitero monumentale, non si sono fatti scrupolo di allestire centri commerciali e boutique. E’ un posto da gente bene.

Così come a Belgrano o a Palermo chico, dove i ricchi parcheggiano  cammelli fuoriserie dai vetri oscurati  che non passeranno mai per la cruna dell’ago, non ne hanno bisogno.

Ma bastano pochi isolati e la griglia regolare di Buenos Aires, costruita sulla razionale fiducia nel futuro delle società opulente della primo Novecento, improvvisamente cambia colori e accenti. Mostra altro.

Ci sono i quartieri poveri come Constitucion. E ci sono  vere e e proprie bidonville, las villas, ammassi di case costruite le une sulle altre, senza spazio, senza luce, senza acqua.

Qui vivono gli olivados, i dimenticati,  immigrati peruviani e boliviani, come pure argentini che hanno perso tutto dopo la crisi del 2001-2002.

Tutto a distanza di pochi metri. I ricchi sempre piu’ ricchi e i poveri sempre piu´poveri. Si guardano dai due lati del marciapiede.

Come si può pensare che questo non crei violenza?

Mi chiede retoricamente mia cugina Gabriella, che qui è nata e cresciuta e ha visto il suo paese ubriacarsi di liberismo e populismo, anno dopo anno, perdendo ogni speranza civile.

Guardo questa enorme megalopoli e mi chiedo se le storie vivide di conflitto sociale che racconta, noi come italiani le abbiamo mai conosciute. Che ne so sessant’anni fa. E poi scatta un dubbio, un’inquietudine, forse non le abbiamo conosciute, forse queste storie  ci aspettano l¡’, fra sessant’anni.

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