I Don Camilli, i Pepponi

Ieri, al termine di una bella giornata casalinga in famiglia,  sono precipitato in una di quelle dispute politiche infinite con una persona cui voglio molto bene.

Lui è un berlusconiano di ferro, uno di quei delusi di sinistra (pure ex sindacalista) che all’insegna del

sono tutti uguali, ma se proprio devo scegliere lui è il meno peggio.

da un lustro e mezzo  ha consacrato il suo voto, e la sua passione politica, al cavaliere. 

E io non riesco a capire perché. O meglio “a freddo” comprendo le sue ragioni, come comprendo quelle di tante persone pure preparate, intelligenti, critiche, che in questi anni hanno fatto la stessa scelta.

Perché pensare che a destra votino solo minus habens, evasori fiscali e mafiosi è un luogo comune dell’immaginario che posso permettersi solo vignettisti come Vauro, per spirito satirico, o politici di sinistra in malafede.

Da vent’anni il paese è spaccato a metà come una mela e pensare che il marcio sia solo da una parte è  una impossibile, assurda, semplificazione.  La forza di B è di aver rappresentato tante cose diverse.

Però, ripeto questo è il ragionamento a freddo di chi cerca di leggere le cose come un minimo di razionalità. Poi, “a caldo”, vince il sentimento politico e la comprensione diventa rabbia impotente, quando vedi che dall’altro lato, pure di fronte all’evidenza di un presidente del consiglio che in nessun paese civile sarebbe rimasto al suo posto, dopo tutto quello che è accaduto in questi anni, continuano a ribatterti

Si ma non è che loro siano meglio.

Che non è una risposta accettabile, perché qui non è questione di destra o sinistra, di comportamenti più o meno in linea con orientamenti ideali di qualche tipo.  Assistiamo alla distruzione sistematica delle regole di convivenza civile come fosse normale. Ma non c’è nulla di normale.

E la cosa peggiore è stata quando il mio interlocutore, per tagliare corto, mi ha detto

Tanto è inutile: non saremo mai d’accordo. Ormai la politica è diventata una roba da da derby calcistico, da guelfi e ghibellini…

A me è venuto da aggiungere “Don Camilli e Pepponi”. Che non è una novità, appunto. La storia di questo paese è in fondo anche  il dialogo difficile tra storie semplificate contrapposte, in cui ognuno cerca di raccontarsi la sua versione della realtà. Cos’è cambiato allora in questa fatidica seconda repubblica?

Che B, e tutto quello che rappresenta, ci hanno spinto a credere (ci metto dentro tutti, noi Don Camilli, noi Pepponi)  che la realtà non esistesse più. Che il racconto personale, egoistico, particolare, di ciascuno potesse sostituire il dialogo con l’altro. Che alla fine si possa tagliare corto dicendo “tanto non saremo mai d’accordo”, non rendendosi conto che quella affermazione non distrugge solo l’identità dell’altro ma anche la tua.

E ho l’impressione che, anche se domani B scomparisse dalla scena politica, questo virus che ci ha contagiato continuerebbe a far danni, come un verme che passa da una parte all’altra la mela e la divora dall’interno. Perché ci fa perdere di vista che al fondo, il paese è uno solo ed è di tutti.

Annunci

2 pensieri su “I Don Camilli, i Pepponi”

  1. con la differenza che tra peppone e don camillo c’era, in fondo, il rispetto che si deve ad un ” avversario ” che vedi a te uguale, dotato di forti ideali e concreti atti umani collettivi. erano altri tempi e altre persone, allora. si veniva fuori da una guerra e tu sai bene che quando si è provati da l’ evento disastroso che ci accomuna e ci livella, più o meno, si è disposti ad essere più tolleranti e solidali. adesso cosa può scalfire il radicatissimo egoismo di un popolo che vive nel benessere? tutto è possibile – almeno così ci lasciano credere. ogni possibile furbata trova una sua ragione d’essere. il passaggio impunito da un modo di vedere all’altro mi sembra una squallido rimaneggiamento dei propri pensieri. i vari ferrara, capezzone e via così, fanno una pena senza fine.

    1. Condivido con un “ma” (o una postilla vedi tu). Anche le classi dirigenti di centro-sinistra che ci hanno guidato hanno contribuito a radicare quel veleno qualunquista, per cui veramente certe volte ti viene da dire “sono tutti uguali”.
      (Comunque, cara Mizaar, sono pessimisticamente fiducioso: il benessere sta finendo, presto dovremo tutti guardare in faccia la realtà).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...