Storie che non lo erano e non lo sono

Ci sono racconti che rimangono appiattiti sul fondo dell’enorme barile di melassa dei media.

Prendete quello che sta avvenendo in Costa D’Avorio (qui e qui nel racconto de Il Post) nel disinteresse generale.

Viene facile il confronto con la Libia. E viene facile tirar fuori il massimo del luogo-comunismo: beh, chiaro, lì il petrolio non c’è.

Sì, il Petrolio non c’è e questo riguarda coloro che scatenano le guerre per tornaconto.

Ma nemmeno la storia c’è e questo riguarda tutti noi: quello strano ectoplasma culturale che chiamiamo pubblica opinione.

E’ difficile capire dove finisca la responsabilità di chi fa informazione e dove inizi la nostra che ci adeguiamo, senza troppi patemi, a quello che passa il convento dei giornali e delle tivvù.

Perché a cercarla la storia esiste. Resta da capire se siamo interessati ad ascoltarla.

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2 pensieri su “Storie che non lo erano e non lo sono”

  1. a volte penso che siano così tante le ” sollecitazioni ” le storie di ” ordinaria ” difficoltà, di miseria e fame, da risultare incatalogabili, come se, in effetti, avessimo una necessità impellente, perchè queste storie possano solleticare il nostro interesse, di metterle una sotto l’altra in un ordine preciso, senza che il caos di notizie che si rimandano e rimbalzano in ogni dove prenda il sopravvento. solo un ordine qualsiasi può servire alla comprensione dei più e più quell’ordine assomiglia alla nostra concezione di mondo ordinato e più la notizia è apprezzabile e desta interesse e/o preoccupazione. per fare un esempio: mi succede spesso di ascoltare commenti sulle ultime vicende libiche e sulle immagini dei migranti tunisini. la cosa più comune è: abbiamo già tanti problemi qui, tanta disoccupazione, che cosa vengono a fare da noi. il qui è riconducibile all’immediato, il qui che viviamo quotidianamente. la costa d’avorio? non sappiamo neppure dove sia e, quindi, nella logica di questo comune sentire non ci tocca. terribile, ma vero

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