L’età della giraffa

Chi ricorda la giraffa? La giraffa era una specie di trespolo che, per raccogliere le voci negli studi televisivi, faceva pendere dall’alto un microfono.

Il microfono doveva essere rigorosamente nascosto, e con esso tutta l’apparecchiatura tecnica, in modo da far sembrare conduttori, ospiti e cantanti non in tv ma a teatro, non di fronte a telecamere ma a un pubblico reale.
Gianfranco Marrone, Neotelevisione

Dove sono finite le lucciole? Si chiedeva un tempo Pasolini e tracciava il ritratto di un’epoca. Dove sono finite le giraffe? Si chiede il semiologo  Gianfranco Marrone e traccia il ritratto della (neo)televisione anni Ottanta in un bell’articolo sulla rivista online Doppiozero.

Trent’anni dopo, le giraffe si sono estinte :  fatidico rito di passaggio tecnologico ad una televisione che ha perso ogni pudore ed oggi, con i suoi microfoni miniaturizzati, può spingersi ovunque, dagli spogliatoi di calcio alle lenzuola del Grande Fratello, dalla palma dell’isola al garage di Sarahland.

Hai voglia B a lamentarsi della mancanza di “praivasy” e delle intercettazioni illegali. Paradossalmente, è stata proprio la tivvù a uccidere le giraffe e con esse la distinzione tra il piccolo schermo e ciò che lo circonda.

La televisione attuale è uno zoo catodico senza gabbie narrative, che non distingue tra pubblico e privato, tra diretta e fuori onda, che rumina tutte le voci in un racconto perpetuo.  Ed ha ragione Marrone:

Cercate spezzoni di Drive in su YouTube: capirete meglio il caso Ruby.

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