E ancora adesso io volo

Quando tornò a terra, dopo essere stato tra le stelle, qualcuno gli attribuì una frase feroce:

sono stato lassù e non ho visto Dio e nemmeno gli angeli.

Il bello è che non l’aveva mai pronunciata. E’ una delle tante storie di storie che circolano attorno a Yuri Gagarin.

Accadeva esattamente 50 anni fa: il 12 aprile 1961 il cosmonauta russo veniva lanciato dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. Rimase in orbita appena 108 minuti, ma bastarono a ritagliargli un posto nella storia e nell”immaginario collettivo. Lì tra Icaro e Star Trek, lì dove nessun uomo era mai giunto prima.

Per i russi diventò il simbolo della (presunta) superiorità ideologica e  tecnologica del sistema sovietico.  Per gli americani la sua impresa diventò un’onta, uno smacco, che solo lo sbarco sulla Luna, 8 anni dopo, avrebbe sanato.

Così andavano le cose al tempo in cui il mondo era spaccato come una mela fredda. Un mondo ideologico, certo, ma capace di fabbricare grandi storie, come quella di Gagarin.

Yuri morì qualche anno dopo, in uno strano incidente di volo di cui non si capisce ancora molto. Alcuni sostengono che era diventato scomodo per quello stesso regime che l’aveva elevato a simbolo qualche anno qualche anno prima.

Io voglio ricordarlo così, in un video, come l’ho imparato a conoscere qualche anno fa, la prima volta che mi appassionai alla sua storia, grazie ai versi di una canzone. Questa.

update: ho trovato molto bello quanto ha scritto oggi il fisico Amedeo Balbi:

Chiudersi dentro una specie di palla di cannone con gli oblò, e farsi sparare in cielo per fare un giro intorno alla Terra, ricorda più certi numeri circensi che la grazia delle danze spaziali kubrickiane.

E più che il calcolo freddo dello scienziato ci vuole il coraggio dello scavezzacollo, soprattutto se prima di te lo hanno fatto solo una cagnetta e dei manichini. Ma è anche grazie a quel coraggio (lo stesso che poi magari ti porta a schiantarti in un jet) se oggi farsi un giro intorno alla Terra è una cosa quasi alla portata di un miliardario qualunque.

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4 pensieri su “E ancora adesso io volo”

    1. Mi è capitato di intervistare un astronauta italiano una volta (Roberto Vittori) e quando gli ho chiesto la fatidica “Cosa si prova?”
      Mi ha risposto: “Non è paura di cadere… E’ voglia di volare.”

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