Tutto qui

Ecco, c’era questo tizio. Si chiamava Giacomo Matteotti ed era un socialista. All’epoca in cui questa parola aveva un significato civile di grande dignità, di coraggio umano  e impegno politico. Prima di Craxi, insomma.

Questo bel tomo una mattina del 1924  si presenta in Parlamento, per denunciare l’irregolarità delle elezioni, tenutesi qualche mese prima e che avevano sancito la vittoria di Mussolini e dei fascisti. A brutto muso, Giacomino dice a Benito che i risultati  sono stati ottenuti con la violenza e la brutalità.

Beh il resto della storia, penso che ve lo ricordiate. Dieci giorni dopo il discorso, Matteotti fu rapito e scannato. Da noi non si votò più per un bel pezzo, così si risolveva qualsiasi polemica sui brogli elettorali.

Oggi, scorrendo i giornali, leggendo le dichiarazioni tronfie dei Cicchitto e dei Gasparri, io pensavo a Giacomo Matteotti. Forse è retorica,  o forse no. Mi è venuta in mente la distanza che esiste tra uno che è disposto a dare la vita, per difendere il diritto di tutti a esprimere le proprie idee con il voto. E chi, ieri, ha votato a comando, per una poltrona in qualche ente, per un conto in banca, per un posto in lista.

Tutto qui.

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