Il lavoro e la dignità

…Come ho detto agli operai, miei connazionali della Polonia, “il lavoro è anche la dimensione fondamentale dell’esistenza dell’uomo sulla terra.

Per l’uomo il lavoro non ha soltanto un significato tecnico, ma anche etico. Si può dire che l’uomo assoggetta a sé la terra quando egli stesso, col suo comportamento, ne diventi signore, non schiavo, ed anche signore e non schiavo del lavoro. Il lavoro deve aiutare l’uomo a diventare migliore, spiritualmente più responsabile, perché egli possa realizzare la sua vocazione sulla terra”

…La realtà positiva del lavoro e del mondo operaio sta qui. È grande. È bella. Se io la esprimo con un linguaggio evangelico – è chiaro che vi parlo da apostolo di Cristo – sono però convinto che sulla grandezza, sulla dignità del lavoro umano possiamo incontrarci in questo linguaggio con ogni uomo, che cerca veramente tutte le dimensioni dell’umana realtà e cerca con tutta l’umiltà la vera dignità dell’uomo; possiamo incontrarci con tutti.

Giovanni Paolo II, discorso ai cittadini Torinesi (1980)

C’è chi, da una parte e dell’altra, si ostina a contrapporre oggi le due storie che  vengono celebrate. Ma, se per un momento la smettessimo di giocare a guelfi e ghibellini  forse  qualcosa di buono ne verrebbe fuori, non credete?

Buon Primo Maggio a tutti.

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6 pensieri su “Il lavoro e la dignità”

  1. “Complimenti” per lo spirito veltroniano che contraddistingue questo post… peccato che si parli di due fatti distanti anni luce e senza la minima correlazione fra loro… la beatificazione di oggi è pura propaganda vaticana… che si dimentica volontariamente delle tante ombre del suo pontificato…. la festa dei lavoratori non ha bisogno della frase di Woityla per essere celebrata….

  2. Va bene. Intuisco che qui “veltroniano” è un forma gentile per non darmi del “baciapile”.

    Ognuno può avere l’opinione che crede del personaggio storico e persino dell’uomo. Mi chiedo di quale persona si possa dire che non ci sono state luci e ombre nella sua vita.
    La beatificazione era certo un fatto di marketing vaticano, ma era (per chi ci crede) anche un fatto religioso. E qui mi fermo. Non nel senso che sono necessariamente d’accordo, ma nel senso che rispetto le convinzioni altrui.

    Quanto alla grancassa mediatica, ti faccio notare che in pochi giorni abbiamo avuto l’esempio palese che tv e giornali se ne fregano della santità. Per loro John Paul II and William & Kate pari sono. Storie con cui alimentare i palinsesti e sbrodolarsi per coprire settimane di programmazione. Il resto per i media non conta.

    Che la scelta vaticana sia fuoriluogo come tempistica sono d’accordo. Che si poteva scegliere altre date senza urtare la sensibilità dei laici (o di una loro parte per essere precisi) posso essere altrettanto d’accordo. Ma poi, tirando le somme, non riesco a capire in cosa la coincidenza abbia danneggiato la celebrazione laica. E te lo dico da cittadino romano che disagi pratici ne ha vissuti in queste ore 🙂 come tutti.

    Se poi ci vogliamo mettere a discutere se il vangelo (questo è il senso della citazione), se la fede cristiana, possano andare di pari passo con una sensibilità ai temi del lavoro e del progressismo, credo che ci vorrebbero giorni, mesi, anni 🙂

  3. Sai, qui stiamo parlando di un uomo che verrà fatto santo, non di uno qualsiasi, quindi certe ombre non se le può permettere… Cosa diranno le vittime degli abusi sessuali e i loro parenti, considerando il fatto che lui venne a sapere già qualcosa durante il suo pontificato ma occultò tutto? Cosa diranno i parenti delle vittime di Pinochet, che lo videro apparire insieme al dittatore alla finestra del suo palazzo mentre salutava la folla? E cosa diranno le madri africane che si son viste morire i bambini neonati perche’ la chiesa si è opposta al controllo delle nascite nelle zone controllate dalle sue missioni?
    Il Vangelo è una fonte di verità, di amore, di libertà e di giustizia: ma gli uomini di chiesa li hanno spesso disattesi (ci mancherebbe, sono uomini), ma raramente hanno ammesso i loro sbagli.
    Fare santo Woityla è un’offesa in primis per le vittime di cui sopra (e ce ne sono altre…) ma anche per i fedeli sinceri della Chiesa, in quanto è un’offesa alla loro onestà intellettuale e morale.
    La scelta del primo maggio non l’ho trovata inappropriata: ognuno sceglie le feste che vuole…

    1. Ammetterai che uno scrive “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)” – saggio peraltro godibile e interessante – non può essere considerato un osservatore neutrale.

      Sarebbe come chiedere, che ne so, a Rocco Buttiglione di dirci la sua su Che Guevara! 😉
      Ma, comunque, se t’interessa sono gli stessi appunti che ho fatto a mia moglie in macchina mentre discutevamo di una beatificazione lampo che anch’io trovo sproporzionata.
      Sproporzionata, ad esempio se la paragoniamo al percorso lunghissimo di beatificazione – non ancora completato! – dell’arcivescovo Oscar Romero, una delle figure più appassionanti del cattolicesimo in Sud America.

      Però un conto è criticare certe dinamiche di potere della Chiesa, fare una valutazione politica, e perfino umana del personaggio. Ed un conto è la caricatura anti-storica che ne viene fatta in queste ore da molti, perché non tiene conto del profilo carismatico dell’uomo, altrettanto appassionante per chi voglia interpretarlo, per quello che ha rappresentato per la Cristianità e per gli ideali che ha promosso come leader della comunità cattolica.

      1. Lascia stare il profilo personale di Odifreddi, e soffermati sui fatti esposti. O meglio, dimenticalo, visto che ti sei fermato solo su di lui. Torna al mio post precedente: un beato (o santo ) non può avere tali macchie nel proprio passato. Far finta che non esistano è un inganno malevolo nei confronti dei fedeli sinceri e un’orribile offesa verso le vittime di cui ho parlato.

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