Le vie dell’ispirazione

Da dove nascono le idee? Vecchia domanda che riecheggia nella testa di qualsiasi autore alle prese con una tela/pagina/foglio bianco. Con la necessità/bisogno di raccontare una storia.

Prendete questo cartoonist americano J.H.Williams III.

Nel layout delle sue tavole/pagine, costruisce un raffinato gioco di ambiguità tra singola  vignetta e sequenza, tra primo piano e sfondo, tra confini materiali della pagina e confini grafici dell’inquadratura.

Da dove viene questo suo modo di raccontare?

Commentando un bel post  di Andrea Queirolo, avevo suggerito che il lavoro di Williams (come quello di tanti altri autori contemporanei) deve molto al nostro Gianni De Luca.

De Luca, soprattutto, nelle versioni disegnate di celebri opere shakesperiane , quali Romeo e Giulietta e Amleto,  utilizza la pagina come unità di spazio e tempo. Ma un tempo e un spazio reinventati di continuo, attraverso la costruzione di traiettorie plastiche e prospettive figurative in costante “fuga” dalle leggi della fisica.

Sia in De Luca sia in Williams, resta davvero difficile capire quanto tempo duri la “scena”, le tante cose che vi accadono, l’affastellarsi di figure e sfondi, di fasi e momenti diversi, costringono il nostro sguardo a rincorrere gli avvenimenti.

Grazie a un nuovo post di Andrea, scopro che, con tutta evidenza, Williams non ha mai letto De Luca. E allora? Come spiegare la somiglianza tra i due modi di fare storie? D’instinto ho fatto come Andrea: ho frugato nella mia memoria di appassionato in cerca di un terzo autore che potesse averli ispirati entrambi. Forse Will Eisner, o forse agli albori dei comics Windsor McCay?

Alla fine l’autore mi è venuto in mente ma non un cartoonist, bensì un pittore del ‘600: Nicolas Poussin.

Guardate questo  suo quadro, La caduta della Manna. Poussin vi mette in scena un celebre racconto biblico: agli ebrei affamati, il Signore – grazie all’intercessione di Mosé – concede la caduta della Manna ristoratrice.

Curiosamente, Poussin sceglie di rappresentare insieme i differenti momenti cronologici del racconto (attesa, preghiera, ricompensa), dislocando in tre posizioni spaziali diverse i protagonisti della vicenda, ma sempre all’interno dello stesso paesaggio.

La continuità dello sfondo rende conto dello scorrere degli avvenimenti, tuttavia, come in  De Luca e Williams, si tratta di una durata indefinibile, perché annulla le leggi dello spazio/tempo.

I due cartoonist conoscevano Poussin e ne sono stati ispirati? Non credo.  Magari l’ispirazione viene da altro. Qualcuno più esperto di me di storia della pittura potrebbe trovare altri esempi del genere, anche precedenti a Poussin stesso. E come non pensare anche ai giochi visivi di Escher?

Forse dovremmo banalmente ammettere che autori diversi possono arrivare a soluzioni espressive simili, anche senza conoscersi, in ragione di esigenze narrative comuni.  Di sicuro le vie dell’ispirazione sono, se non proprio infinite, certo numerose e, per certi versi, magiche.

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1 commento su “Le vie dell’ispirazione”

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