All’americana, all’italiana.

Dallo zaino cacciò il Super Santos. E iniziò la partita. Iniziò a sbattere il pallone sul muro dove era ancora tracciata la porta con la vernice.

Punizioni, dribbling, palleggi e poi bordate contro il muro. Nessuno in porta, nessuno in difesa, nessun centravanti. Da solo. All’americana.

Roberto Saviano, Super Santos, pali e capistazione

Io la notte che hanno cacciato la Juve in seriebì, ho dormito poco.

C’avevo un groppo in gola che manco te lo immagini. Ma, alla fine,  l’ho accettato.

Che in quella storia maledetta fossimo il Signor Malaussène  di turno forse è vero, come molti dicono, ma il “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera” non l’ho trovata mai una spiegazione convincente, che si trattasse di Bettino Craxi o Luciano Moggi.

Comunque,  pensavo che dopo una amarezza così, non sarei riuscito più a guardare una partita di calcio con la stessa passionaccia. Mi sbagliavo.

Ancora oggi, quando Messi accarezza il pallone, per esempio, ho la pelle d’oca. E penso che chi  ruba agli altri la possibilità di emozionarsi così è una vera carogna.

In questi momenti,  qualsiasi vero tifoso di calcio scuote la testa avvilito e il massimo che può permettersi è il rabbioso “battimuro” del personaggio di Saviano.

Nessuno in porta, nessuno in difesa, nessun centravanti. Da solo.

All’americana. Anzi all’italiana. A domandarci perché.

3 pensieri su “All’americana, all’italiana.”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...