Di storie fuori fuoco

In una storia non tutto deve definito, o meglio anche l‘imprecisione può diventare un modo di racconto.

E’ il caso classico del “fuori fuoco” fotografico: guardate per esempio l’immagine qui di fianco (cliccate per ingrandire).

Dopo, vi spiego in che contesto è stata scattata. Per ora concentriamoci sul come racconta, piuttosto che sul cosa.

Abbiamo due personaggi, immersi in una conversazione e la qualità del dialogo ce la suggerisce la sagoma di un oggetto che s’intravede appena: un microfono.

Un’intervista, quindi, o qualcosa del genere. La scritta sullo sfondo fa intuire anche il famoso contesto: una convention o un happening politico.

La cosa interessante è che nonostante uno dei due personaggi sia in primo piano, la foto mantiene un equilibrio estremo. Assegna ad entrambi il ruolo di coprotagonisti, dedicando a ognuno di loro il 50% dello spazio inquadrato.

E qui, interviene quello di cui vi parlavo all’inizio: il fuori fuoco come tecnica di racconto. Tecnica che nasce nell’ambito del reportage come urgenza di raccontare la realtà senza curarsi dei dettagli, o meglio ancora, concentrando lo sguardo dello spettatore su quello che (il fotografo) stabilisce sia il cuore della sua storia.

Nel nostro caso, per paradosso, il fuori fuoco aggiunge significato invece che toglierlo. La sfocatura del volto del personaggio è complementare alla nitida presenza dell’interlocutore di spalle in primo piano.

Sono su piani figurativi diversi, ma sul piano comunicativo finiscono per avere la stessa rilevanza in ragione della loro reciproca inconoscibilità. Questa non è la storia dell’uno o dell’altro, ma la storia del loro incontro.

Il mistero dei loro volti, mistero minimo facilmente risolvibile per chi frequenti le cronache dei giornali, in senso lato è il mistero di ogni intervista. Il tentativo dell’intervistatore di scavare l’identità dell’intervistato attraverso una serie di domande.

Che è quello che accade tra Luca Sofri e Massimo D’Alema in un’ intervista interessante de Il Post  e che questa foto, di cui non conosco l’autore, racconta in maniera sorprendente. Forse in maniera anche più profonda delle parole stesse.

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8 pensieri su “Di storie fuori fuoco”

      1. lo trovo spocchioso. seguivo il suo programma – condor – su radio 2 con matteo bordone e a volte gli avrei suonato volentieri una padellata in testa! 🙂 bordone si salva perchè ha una fenomenale vena da nerd, ma sofri fa sempre la parte del fratello grande – così si dice dalle mie parti per definire una persona che crede di sapere tutto.

  1. Quanto racconta una foto, anche se con uno de i protagonisti “fuori fuoco”. Grazie per le tue osservazioni e per averla postata P.S. Condivido l’antipatia per Sofri 😉

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