Storia del Pistocchi club

Ieri dopo un sacco di tempo, ho rivisto i soci fondatori del Pistocchi club.

Senza farla troppo lunga e sfrugugliare il grande Capo indiano Estiqatsi che è in voi, diciamola così: il Pistocchi club è una P4 juventina, dove la P sta per “Pallonofili a oltranza”.

All’epoca in cui l’accolita è nata, eravamo studenti universitari senz’arte nè parte. Anzi una parte l’avevamo: era quella dei tifosi sfegatati della Juventus, cascasse il mondo.

Poi il mondo calcistico c’è cascato addosso sul serio : in un momento siamo passati dalle stelle (della Ciampions lighe) alle stalle (con rispetto parlando, della seriebì).

Per uno strano scherzo del destino, l’amarezza pallonara ha coinciso con la diaspora biografica del gruppo. Dispersi, tra domicili sempre più lontani, tra storie di vita che – vuoi per un motivo, vuoi per un altro – ci hanno portato in giro per il mondo.

Qualche socio si è perso per strada. C’è chi progetta stadi a Londra, chi ha messo su un agriturismo in Toscana e chi fa il documentarista a Berlino. E poi, c’è il Gaucho – il nostro uomo alla Bombonera – che alle sfighe italiche della Juve ha pensato bene di sommare anche quelle argentine del San Lorenzo in quel di Buenos Aires.

Quindici anni dopo la prima partita di calcio vista insieme, abbiamo mogli, (alcuni pure) figli e qualche chilo di pancia di troppo, come il barone Causio delle ultime stagioni. E, anche se non lo diciamo, temiamo il giorno in cui il Capitano, l’unico vero Capitano, appenderà gli scarpini al chiodo.

Alexdelpiero – si legge e si pronuncia così, tutto d’un fiato, come una formula magica – ha la nostra stessa età. E’ la nostra ombra di Peter Pan appesa sul prato verde. Un ostinato passaporto sentimentale per viaggiare, ogni domenica,  indietro nel tempo.

Ieri, in realtà, in questa bella giornata passata insieme dopo tanto tempo, di calcio si è parlato poco. Quasi che non  ci fosse niente da dire sulla Juve misera di queste ultime stagioni. O forse che le cose importanti da raccontarsi fossero altre.  Aguero sì, ma anche Tata Lucia.

Questo mi ricorda la storia del Pistocchi club. Che la vita cambia e ci cambia. Non sempre puoi decidere dove sarai domani e nemmeno cosa farai. Ma puoi decidere, per fortuna, quali sono per te le cose che contano.  Anche continuando a passare (perché no?) per una palla che rotola su un prato.

Al Pistocchi club, noi il calcio e l’amicizia  li viviamo così.

6 pensieri su “Storia del Pistocchi club”

  1. Finalemente un post biografico di quelli che emozianano. Sarà che sono parte di quella biografia, sara la febbre a 90′, contratta da quando ho acquisito l uso della ragione, o sarà la febbre a 40′ che la ragione quasi me la faceva perdere.

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