Tutto quello che l’uomo è capace di immaginare

Oggi vi racconto una storia doppia.

La prima è quella di un tizio dalla fantasia sfrenata, Jules Verne. Sognava le cose come non sono mai state, per dirla con Bob Kennedy o (Bernard Shaw), e su quei sogni costruiva racconti che oggi definiremmo fantascienza.

La seconda storia è quella di una navetta spaziale per trasportare essere umani fuori dall’atmosfera terrestre e  fargli  raggiungere una Stazione orbitante, “sospesa” a 400 km dalla Terra.

Al tempo di Jules Verne, un’utopia impossibile, degna dei suo romanzi. Anche se lui, quando si era trattato d’immaginare a un viaggio dalla Terra alla Luna, aveva pensato più semplicemente a una capsula “proiettile” lanciata da un cannone.

Poi è accaduto davvero. Nel 1981, dalla base di Cape Canaveral in Florida,  la prima navetta shuttle (Columbia) volava tra le stelle. E, da allora, per 134 lanci, è accaduto di nuovo.

Stasera, alle 17: 26 (ora italiana), si replica per l’ultima volta, dopo trent’anni.

Lo shuttle Discovery si arrampicherà tra le nuvole e filerà dritto verso la Stazione Spaziale Internazionale. O almeno ha il 30 % di possibilità di farlo, se il tempo sulla Florida non peggiora. In quel caso il lancio verrà rinviato.

Cos’è stato lo shuttle in questi trent’anni? Una storia americana senza dubbio, come la Coca cola, i Red Sax e Mickey Mouse. Ma sbaglieremmo a considerarla solo per gli aspetti retorici e patriottardi che all’epoca di Reagan ne facevano il campione tecnologico dell’american way of life.

Lo shuttle, nonostante i due drammatici incidenti che ne hanno segnato la storia,  è stato soprattutto una grande avventura umana, scientifica e tecnologica.

E’ stato la concretizzazione del fiducioso sogno alla Star Trek di arrivare lì, dove nessun uomo era mai giunto prima. E, non a caso il primo shuttle sperimentale si chiamava Enterprise, come il vascello spaziale del capitano Kirk.

C’è una linea comune tra l’immaginare un traguardo impossibile e poi arrivare a realizzarlo. Bisogna essere lì Orlando, al Kennedy Space Center, con le rampe di lancio colossali e il rombo dei motori accesi, per percepirla sino in fondo. Bisogna ritrovarsi con il naso all’insù, a inseguire quell’enorme bestione d’acciaio che si aggrappa all’aria, fino a diventare un puntino sperduto nel cielo terso, per comprenderne la “magia” tecnologica.

Jules Verne una cosa del genere non poteva certo immaginarla. Non così. Ma questo non gli impedì, dovendo inventarsi un punto di partenza per il viaggio dalla Terra alla Luna, di situare la base di lancio a Tampa, a poci chilometri dalla odierna base della NASA.

Solo una coincidenza? Certamente. Ma come lo stesso Jules Verne scriveva:

Tutto quello che l’uomo è capace di immaginare, altri uomini saranno capaci di realizzarlo

Ecco, lo shuttle  ci ha raccontato tutto questo in trent’anni.

(l’illustrazione celebrativa dei 30 anni dello shuttle è del cartoonist  Brian Bassett)

(se volete seguire il lancio in diretta questo è il link alla NASA TV)

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