Se per una volta

Mia moglie fa il medico.

Lo fa in ospedale, con turni da dodici ore, di giorno come di notte, sabato e domenica compresi. E, quando smonta dai turni, l’ultima telefonata della sera, è in reparto per sapere come stanno i pazienti.

Non è un santa per questo. Forse per sopportarmi tutti i giorni, quello sì, ma è un altro discorso.

E’  “solo” una persona, fra tante, che fa il suo lavoro con coscienza e passione.

Nel leggere le cronache di queste ore, sulla legge sul cosiddetto “biotestamento”, mi sono chiesto se qualcuno tra i nostri parlamentari, che si sentono in diritto di decidere della vita e della morte degli altri, si sia preso il disturbo di ascoltare le storie di persone come mia moglie.

Non i Soloni delle commissioni di bioetica. Non i depositari delle verità conto terzi.

Parlo di chi, nelle corsie e nei reparti, cerca di alleviare le sofferenze altrui. Chi non conosce altro accanimento terapeutico che il suo impegno quotidiano. Chi lotta ogni giorno, con tutte le sue conoscenze, con i mezzi a disposizione, per far vincere la vita, ma che sa bene che non si può sempre vincere.

Chi conosce bene il dolore degli altri, perché si trova a condividerlo in quei momenti in cui come scrive oggi Filippo Facci:

lontano dai politici, dai giudici, dai preti, lontani perché chiunque voi – altri – di fronte alla vita, nostra e dei nostri cari, smettete di esistere

Ecco, se la politica per una volta avesse chiesto di raccontare a queste persone la loro versione della storia, forse  oggi avremmo una proposta più realistica, più civile, più umana, di quella liquidata dalla Camera.

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2 pensieri su “Se per una volta”

  1. sì marco, nessuno ascolta, ma non perchè non abbiano avuto tempo e modo di ascolto, non perchè non abbiano vissuto sulla propria pelle, per esperienza diretta o indiretta l’agonia di un malato terminale o di una patologia senza ritorno. non per tutto questo i politici dicono e liquidano, ma solo per un più banale e spietato interesse di poltrona. i voti dei cattolici fanno gola a chiunque,
    un saluto alla moglie medico e quasi mamma! 😀

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