20.000 leghe sotto terra

Una storia ridicola eppure di grande attualità: quella dei “ministeri” al “Nord”, parte di di una storia più grande e quasi surreale, quella  della Lega.

Sono ormai vent’anni che questo stra-partito ci racconta la sua saga fantasy. E’ la narrazione mitologica di un luogo inventato chiamato Padania, parente povero della Cimmeria del barbaro Conan e della Terra di Mezzo degli Hobbit.

Ha ragione Matteo Renzi quando ci ricorda, con ironia, che  se uno andasse in giro a Firenze con l’ampolla del Dio Arno, si cercherebbe un medico bravo per un consulto.  La riprova è in questa vicenda assurda, di due e camere e cucina, uso ministro, a Monza.

Qualche settimana fa, la PDL della capitale aveva tappezzato i muri di Roma con manifesti che celebravano, come una vittoria, il “pericolo” scongiurato contro la pretesa leghista di traslocare in Brianza qualche poltrona.

Una roba da Dottor Jeckyll e Mr. Hyde, visto che i due partiti  sono alleati nello stesso governo, ma questo rientra perfttamente nella vocazione fantasy della Lega, l’unica formazione che può permettersi di protestare e governare allo stesso tempo senza dover spiegare a nessuno le ragioni di questa schizofrenia amministrativa.

La cosa inquietante è che, più che fondarsi su un – magari retorico ma comunque comprensibile – orgoglio patriottardo, questi manifesti della PDL  raccontavano una storia altrettanto parziale, ed egoista, di quella bossiana. Roma vince, Milano perde. Come in  un derby calcistico.

Non è un caso che, da qualche tempo, sia il sindaco Alemanno, sia la presidente della regione Lazio Polverini, principali esponenti della destra romana, abbiano “cavalcato” la nascita di movimenti d’opinione che sull’identità locale fanno leva: il popolo di Roma e città nuova.

Lo stesso accade nel Sud del paese. Dopo il Movimento Per l’Autonomia di Raffaele Lombardo già al governo della Regione Sicilia, adesso anche l’altro leader locale della ex-PDL, Gianfranco Miccichè,  si è messo in proprio, con un partito il cui nome “Forza del Sud” non lascia adito a dubbi.

Insomma, tutti a immaginarsi il dopo B, quando il dopo B è già tra noi. Ed è la storia spezzata di tante piccole Italie, intente a raccontarsi i loro egoismi territoriali,  i loro pretesi e presunti orgogli di campanile, le loro piccole, mediocri, classi dirigenti, incapaci di guardare oltre il casello autostradale più vicino.

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