Libero hamburger in libero stato

Scusate, non è colpa mia. E’ un fatto anagrafico.

Sono cresciuto negli anni Ottanta. Avete presente?

Il Charro, i piumini della Moncler, gli Spandau Ballett, il Michael Jackson di Thriller, Dailan Dog, i fagioli della Carrà, il Ciao e il  della Piaggio, Pippo Baudo di sabato sera con Fantastico, Pippo Baudo di Domenica sera con Domenica In, Pippo Baudo tutti i cazzo di giorni della settimana a Febbraio con Sanremo, il ministro degli Esteri Gianni De Michelis che scrive la guida alle discoteche d’Italia, il Commodore 64, Taron e la pentola magica (della serie anche i geni della Disney a volte toppano), gli scudetti della Juve, le Coppe Italia della Roma, le storie a bivi di Topolino,  i Rayban di Tom Cruise in Top Gun, i Goonies, le mutande Lewis  di Michael J.Fox in Ritorno al futuro,  Madonna che a Torino dice “Sieeeti caldi?”

…E potrei continuare. Non so dire come sia sopravvissuto a tutto questo. Penso che sia stata fortuna. Però non è che fosse tutto da buttare e prima ancora che il vate intonasse Cosa resterà di questi anni Ottanta, io sapevo che una cosa buona quella stagione me l’aveva portata:  Hamburger  con le patatine.

La prima volta ne mangiai uno a Milano, a 13-14 anni, grazie a mio cugino grande (per inciso, bisognerebbe scrivere una Storia dell’Umanità, dal punto di vista dei cugini maggiori, del contributo straordinario che la categoria offre all’evoluzione della civiltà).

Un pomeriggio, forse sotto Natale,  mi portò in un posto chiamato Burghy a Piazza del Duomo. E fu amore al primo morso. Il nettare degli Dei.

Lo so, molti di voi storceranno la bocca. Anche il mio fegato, una volta faceva lo schizzinoso.

Accadde qualche anno fa, avevo davanti il secondo Big Mac, e sentii qualcosa alla bocca dello stomaco, tipo un urlo di disperazione, una preghiera straziante dal basso ventre. Ma ci sono cose per cui un uomo deve andare fino in fondo. Respirai profondo, ingollai un sorsone di Coca Cola ghiacciata e via giù con il secondo boccone.

Una passione privata che, per la prima volta, confesso oggi pubblicamente. Purtroppo, nella nostra Italia di scialbe diete Mediterranee e “slou fud” gné gné, noi Poldo Sbafini moderni veniamo spesso disprezzati. Ma, per nostra salvezza, qualche anno fa un giovane, brillante, blogger è sceso tra noi per indicarci la via.

Ci ha insegnato a non vergognarci. A rivendicare con orgoglio il posto che ci compete tra le vette della gastronomia.

Libero Hamburger in libero stato. Hasta il Big Mac siempre. Per questo ai prossimi Macchianera Blog award io voto e invito a votare Francesco Costa come blog culinario dell’anno.

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4 pensieri su “Libero hamburger in libero stato”

  1. Siamo una generazione di paninari, poco da fare. Tant’è vero che il mio post preferito del blog di Cajelli è quello che spiega come valutare un hamburger (uno dei parametri è la mobilità del condimento interno… se non hai bisogno di utilizzare pure i mignoli per tenerlo fermo, allora NON è un hamburger!)

  2. Solo per riflettere… (libero hamburger si, ma con la consapevolezza di quel che c’è dietro!). Da qui: http://valdovaccaro.blogspot.com/2011/06/gli-hamburger-appestati-e-il-marchio-di.html (i toni sono alti. ma anche un po’ di indignazione non guasta!)
    h.

    Per mangiar carne servono 3 volte più carburanti fossili (300% di incremento consumi petrolio/gas/carbone, rispetto alla scelta vegana).
    La percentuale di desertificazione, o di perdita del “top-soil” (terreno biologico e fertile) in USA è del 75% (di cui l’85% causata da terreni riservati a cereali da stalla e da pollicoltura, per un totale di 260 milioni di acri, circa 150 milioni di ettari).
    Senza contare che gli USA importano ogni anno 150 mila tonnellate di carne dal Sud-America, causando, per ogni etto di carne, una perdita di 5 metri quadri di foresta, accompagnata da una irreparabile estinzione annua di 1000 specie viventi tra piante e animali.

    Le donne che mangiano carne più di una volta la settimana, registrano cancro al seno 3,8 volte in più rispetto alle tendenzialmente vegane (380% di incremento), e i dati tra le carnivore e le vegane mancano ma si possono immaginare addirittura raddoppiati.
    Le donne che consumano uova giornalmente, rispetto a quello che lo fanno una volta la settimana, registrano cancro al seno 2,8 volte in più.
    Le donne che consumano giornalmente formaggio e burro, cioccolato al latte e gelati al latte, rispetto a quelle che lo fanno una volta la settimana, registrano cancro al seno 3,25 volte in più.
    Le donne che consumano uova 3 volte o più per settimana, sviluppano cancro fatale alle ovaie 3 volte in più rispetto a quelle che lo fanno una volta per settimana.
    I maschi che consumano carne-uova-latte-pesce giornalmente, rispetto ai maschi vegani, sviluppano cancro alla prostata 3,6 volte in più (non il 5 o il 10%, ma il 360% in più, che è una spaventosa enormità).

    Metà delle risorse idriche americane e ne va per la produzione di carne, dato che per produrre mezzo chilo di grano vanno 25 galloni d’acqua, ovvero quasi 100 litri, e che per produrre mezzo chilo di bistecca californiana servono 5000 galloni (quasi 2000 ettolitri d’acqua).
    Ci sono anche i dati mondiali.
    Per ottenere 1 caloria in proteine da carne bovina, si consumano 78 calorie di petrolio (contro le 2 calorie necessarie per la soia). La percentuale di materie prime globali richieste per la produzione di carne raggiunge un 33%, contro il 2% richiesto in caso di popolazione vegana.
    Se ogni uomo della terra fa il carnivoro, abbiamo ancora riserve di petrolio per 13 anni, prima di restare a secco. Se ogni uomo fa il vegano, il petrolio dura per altri 260 anni, nei quali possiamo sviluppare al meglio e in modo economico tutte le risorse alternative possibili ed immaginabili.

    1. Harry,
      grazie della disamina, mi sento un tantinello in colpa ora.
      Anche se , ovviamente, parliamo di piani diversi. I temi che sollevi comunque sono tutti sul tappeto.

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