Primus inter pares

Se vi capita, guardatevi la galleria di foto sul sito della Casa Bianca, che raccontano la stagione complicata di Barack Obama e dell’America nell’epoca della sua bancarotta tecnica.

E’ la storia difficile di un uomo chiamato a prendere decisioni difficili.

La cosa interessante è come la raccontano i fotografi in questi ritratti.

Figurativamente, il Presidente è sempre ripreso in maniche di camicia, seduto o persino di spalle. L’espressione assorta, carica del peso del momento, tuttavia mai affranta o doma.

In alcune foto c’è il fedele “Sancho Panza” vice presidenziale, John Biden, ad assisterlo, persino quasi a sovrastarlo paternamente, a confortarlo dall’alto della sua lunga esperienza politica.

A livello di composizione, il taglio comunicativo delle foto è ancora più evidente: i corpi raffigurati insistono su assi quasi sempre paralleli, e comunque vicini.

Non c’è un soggetto più forte di altri. L’unico “privilegio” che viene concesso al Presidente è di occupare  il centro della raffigurazione, ma non è un obbligo e, spesso, vediamo lo stesso corpo di Obama ritrarsi “primus inter pares“,   “primo fra gli altri”, in un angolo della foto.

In due soli ritratti, il presidente resta davvero “solo”: per la maggior parte del tempo rappresentato in questa galleria d’immagini – a suo modo, una storia –  è sempre attorniato da altre persone, consiglieri, collaboratori, avversari.

Insomma, se dovessimo rintracciare un modello di narrazione politica in queste foto, riconosceremmo che si tratta una fabula “democratica”. Non la retorica dell’uomo solo al comando. Non l’esercizio del potere solitario e unidirezionale ma l’impronta di una leadership partecipativa, pronta a confrontarsi, a dialogare per trovare la soluzione più equilibrata.

Qualcuno dirà: la classica “finzione” kennediana buonista. Può essere, ma si può anche rovesciare la questione: intravedere in questo tipo di racconto il coraggio di un leader che non nasconde le difficoltà. Che non dice “Va tutto bene” o “Ghe penzi mì”.

Che ha l’umiltà di ammettere che, anche se siede nella Stanza Ovale, il destino dell’America non risiede nelle sue sole mani, ma che c’è  bisogno del contributo di tanti uomini di buona volontà per affrontare i problemi.

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6 pensieri su “Primus inter pares”

  1. tempo fa m’è capitato di vedere su history channel un documentario sul fotografo ufficiale della casa bianca, pete souza. spiegava le dinamiche messe in atto per rendere ” umani ” i momenti immortalati. un lavoro durissimo ma gratificante. naturalmente la stima per questo presidente era molto grande…

      1. però sai, a parte le capacità personali che devono essere necessariamente speciali, devi – immagino – entrare in sintonia con il ” soggetto ” altrimenti il tuo lavoro manca di anima. e, in questo caso, la sintonia mi pare ci sia tutta!
        ( mi chiedo se ci fosse lo stesso fotografo ai tempi del precedente presidente e che tipo di rapporto ci fosse tra i due. e ancora, non ti sembra che comnque il fotografo possa modificare in qualche modo l’immagine reale di quella persona attraverso il suo lavoro, in meglio o in peggio? sono ” primitiva ” sulla fotografia: farsi fotografare ti porta via qualcosa , un po’ d’anima, ne sono sicura! 😀 )

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