La complottite

una sorta di malattia socialmente diffusa, che vede complotti dappertutto, e in particolare dietro a tutti i problemi dell’epoca.

Questa è la definizione di complottite che Daniele Barbieri offre in questo magistrale post , riprendendo un tema  che (purtroppo)  ha sempre una sua attualità nel nostro paese.

Ce l’ha perché siamo ancora qui, come ogni agosto, a celebrare stragi mai chiarite. Ce l’ha perché, da noi, le pseudo logge di potere si moltiplicano esponenzialmente come i film di Rocky negli anni Ottanta: P2, P3, P4.

Questo autorizza a una lettura sempre sospettosa della realtà? Questo ci autorizza a raccontarci sempre il retroscena (presunto) delle cose piuttosto che valutarle per quello che sono? No, ovviamente no.

Il semiologo  c’entra il punto, quando ci ricorda che molto spesso, più che praticare il dubbio, la costruzione del racconto sospettoso prende le vie della calunnia, piccola e grande. Anche a me, come a Daniele capita di tornare a volte a quel gioiello narrativo, amaro e dolente, che è il complotto di Will Eisner.

Una storia da tenere sempre a mente per evitare di ricaderci.

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