Tutti i colori del bianco e nero

Più o meno da quando il cinema (prima) e (poi) la tivvù hanno adottato il technicolor,  il bianco e nero è diventato un vezzo artistico in quei linguaggi, una scelta di stile alternativa e radicale.

Nel fumetto, le cose stanno diversamente, almeno in alcuni paesi come l’Italia e il Giappone, si continuano a fabbricare tante storie in bianco e nero, per ragioni economiche e di tradizione.

Prendiamo i fumetti Bonelli. Da sessant’anni, Tex, Dylan  e gli altri vestono un rigoroso bianco e nero, salvo sfoggiare  il vestito buono a colori per le occasioni speciali: numeri celebrativi, fuoriserie, grandi edizioni deluxe da libreria, oppure riedizioni come quelle allegate a Repubblica.

I bonelliani vestiti o rivestiti (cromaticamente) a festa  lasciano il segno? Me lo domando guardando le tavole, ricolorate, del Tex Willer disegnato da Guido Buzzelli, ripubblicate da La Repubblica.

Quello di Buzzelli fu il primo dei Texoni, i Tex giganti formato “cinema-scope”, realizzati a partire dal 1988, in coincidenza con il quarantennale del personaggio. Per certi versi,  resta il Tex più eversivo di sempre.

Certo, intepretazioni successive ( ad esempio Magnus e Bernet) sono state anche più dirompenti rispetto ai canoni stilistici bonelliani,   ma quella di Buzzelli è stata la prima versione sottilmente eversiva del mito. La prima a  sottoporre, silenziosamente, all’occhio del lettore un eroe problematico dal punto di vista grafico.

Lontano dalla sicumera figurativa energica, dominata da bianchi e neri netti, che via via aveva caratterizzato il personaggio, il Tex di Buzzelli recupera le morbidezze raymondiane del creatore del personaggio, Aurelio Galleppini, ma le sporca, le contamina, la arricchisce di fitti tratteggi.

Il corpo dell’eroe è sottoposto a torsioni plastiche ripetute che lo fanno quasi entrare in dissidio con le vignette che lo ospitano.

Sotto la continuità di inquadrature cinematografiche e architetture di pagina ossequiose alla tradizione, Buzzelli carica emotivamente le figure.

Le riempie di irrequiete novità, di tensioni grottesche, mai viste prima in una storia texiana.

Il gioco è sottile, in punta di matita. Un lavorio intenso di segni che, magari, potrebbe essere scambiato per effetto di realismo,  se non producesse i suoi migliori  frutti nei primi piani dell’eroe, nei confronti face to face  tra l’ironia dell’autore e il mito del personaggio. Guardate lo sguardo di questo eroe: ha un fuoco dentro, un’energia mai vista prima e quasi mai ritrovata dopo.

Un fuoco che non ha bisogno del colore rosso per essere rappresentato. Anzi, la ricolorazione delle tavole sottrae molto del loro fascino alle profondità create da Buzzelli con il suo tratteggio.

Sui limiti di queste operazioni di ricolorazione ha già scritto il buon Harry. Mi limito a constatare che nel Tex di Buzzelli, il colore  non mancava di certo, solo che l’autore, con il suo bianco e nero, ci dava il privilegio di immaginarlo come volevamo.

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7 pensieri su “Tutti i colori del bianco e nero”

  1. Lo stesso Bonelli ci racconta (in Color Tex) di come abbia ceduto al colore dopo una strenua resistenza 🙂 e si fosse opposto lungamente anche di fronte a richieste in tal senso da parte di editori sudamericani (e con ragione, secondo me). Ricolorare fumetti realizzati per il bianco e nero è come vedere le comice di Stanlio e Ollio a colori, molto più triste!!
    Non ho visto ancora il texone, ma lo stesso Color Tex è un’operazione mal riuscita: appare come un fumetto creato per il bianco e nero successivamente ricolorato. Diverso discorso sono i Dylan Dog Color Fest, in cui il colore è effettivamente complementare al disegno, e il connubbio si può dire perfettamente riuscito.

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