De l’infinito universo et mondi

…ogni storia inizia con la domanda “Cosa succederebbe se…?”, e quindi ogni volta che leggete un libro o vedete un film state leggendo o vedendo una storia ambientata in un universo parallelo — cosa che, se non amate la fantascienza, potrebbe disturbarvi.

Amedeo Balbi, Mondi paralleli

Uno dei motivi per cui da bambino i supereroi della DC COMICS (per capirci Batman e Superman) mi appassionavano tanto, era la presenza dei cosiddetti “Multiversi” o “Mondi paralleli” nelle loro avventure.

Le storie postulavano, ad esempio, l’esistenza di tante Terre alternative alla nostra, con leggi di funzionamento ogni volta differenti. In un caso i buoni erano i cattivi e viceversa. In un altro, gli eroi avevano altri poteri e altre storie. Superman magari non era arrivato sulla Terra oppure i genitori di Bruce Wayne non erano morti.

Un’idea non nuova nella fantascienza letteraria, dove il genere cosiddetto “ucronico” ha una tradizione consolidata, ma che nelle storie dei supertizi in calzamaglia assumeva una valenza particolare.

La cosa è andata avanti per un ventennio buono, finché gli autori stessi non si sono dovuti porre il problema di semplificare un universo narrativo così barocco da essere diventato ingestibile e confusionario. Per superare l’empasse fu creata una saga, Crisis on infine earths, passata alla storia del fumetto come una delle più complesse operazioni di riscrittura narrativa, mai orchestrata in un comic book.

La suggestione dei multiversi, però, mantiene intatto tutto il suo fascino, ancora oggi. Una delle ultime varianti del mito di Superman  l’ha offerta lo scrittore Mark Millar, proponendoci un racconto (Red Son) in cui il piccolo profugo di Krypton atterra nella Russia dei Soviet, invece che negli Stati Uniti.

Ma anche lasciando da parte fumetti e romanzi, anche solo a  livello di pura d’astrazione, pensateci: se la nostra esistenza non fosse un unico?

Se accanto a noi, separati da una ragnatela sottile di tempi e spazi, sotto una cortina invisibile di rimpianti e speranze, ci fossero degli “altri noi” impegnati in vite parallele, magari molto simili, magari molto diverse.

Se vi sembra di inseguire delle fantasie borgesiane, leggete questo post del fisico Amedeo “Keplero” Balbi che ci racconta speculazioni scientifiche persino più estreme dei multi-versi.

Dal mio punto di vista, le narrative dei mondi paralleli come quelle sui viaggi nel tempo – ne parliamo in un prossimo post –  sono affascinanti, soprattutto perché ci spingono a riconsiderare le cose da prospettive inconsuete, ad accogliere il cambiamento come una condizione imprescindibile dell’esistenza. E sempre per guardarla con ottimismo, pensate che esiste un qualche mondo parallelo dove certe idioziece le stiamo risparmiando.

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