Ferite in forma di nuvole

BC, Doonesbury, Archie, Wizard of ID, Momma, Hagar, Beetle Bailey, Blondie

Alcune delle maggiori strip pubblicate sui quotidiani americani ricordano oggi l’11 Settembre, ognuna con il suo stile, ognuna con il suo tono. C’è anche  un sito dedicato con una gallery.

La retorica abbonda in queste vignette commerative. Ma come potrebbe essere altrimenti? Come si può narrare l’emozione del ricordo, senza confrontarsi anche con il peso del dramma?

Tuttavia, nel bianco vacuo degli occhietti inchiostrati, nelle espressioni sofferenti tirate via con un segno morbido, ora duro, qualcosa passa. Tra le vignette, nel silenzio intorno ai balloon, piuttosto che nelle parole dentro i balloon  qualcosa arriva sino a noi.

E’ il senso di una storia che – qualunque giudizio ne volessimo dare – fa ormai parte di noi, anche se la raccontiamo con la leggerezza di una nuvola disegnata.

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8 pensieri su “Ferite in forma di nuvole”

  1. Tremila innocenti assassinati e altrettante famiglie nel lutto sono un fatto, e lasciano poco spazio a una “interpretazione”. E se la retorica offre anche una sola goccia di consolazione in un oceano di dolore, la retorica a me sta benissimo.

    1. Affrontare i fatti retoricamente fa prendere decisioni senza serenità, decisoni con conseguenze pesanti, che oggi sono sotto gli occhi di tutti: 10 anni di guerra al terrore non hanno portato a nulla se non ad altri morti, al mancato rispetto di diritti umani e all’uso dichiarato della tortura anche da parte dei paesi occidentali. Anche questi sono fatti, e il dolore che hanno provocato non ha meritato una nostra attenzione, comprensione e ascolto all’altezza. La dignità dell’uomo è uguale a tutte le latitudini.

  2. Alessandro, anche ammesso che condividessi il giudizio sui dieci anni di “guerra al terrore” (e in gran parte lo condivido), mi chiedo quale sia il legame con il ricordo della tragedia dell11 settembre.
    Cosa c’entravano quei poveretti dentro le Torri con le politiche “sbagliate” di un governo o di una nazione?
    Hai ragione a dire che non c’è la stessa compassione per altre tragedie precedenti e successive all’11 settembre e, forse, non c’è perché continuiamo a fare le classifiche. A raccontarci che esiste una violenza giusta e un’altra sbagliata.
    E io invece dico che possiamo ricordare con la stessa pietas l’11 settembre del 2001 e l’11 settembre del 1973. Tanto per capirci.

  3. “Cosa c’entravano quei poveretti dentro le Torri con le politiche “sbagliate” di un governo o di una nazione?” non c’entravano nulla infatti. La retorica dei giorni successivi, del paese sotto attacco dell’islam, del musulmano terrorista, ha però sfruttato quelle povere vittime per innescare una guerra rappresaglia a livello mondiale, di cui hanno patito le conseguenze altre vittime. Ripeto che la retorica (quella ben orchestrata da media e politici) falsa la realtà, la piega ai propri fini.
    E oggi, quindi, quando ricordiamo quella tragedia, direi di lasciar da parte la retorica, che tanto male ha fatto e continua a fare.

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