MetaMaus

Il termine meta è piuttosto abusato nelle storie contemporanee.

Spesso si agrappano a questo suffisso molte ciofeche narrative, in cui seguendo l’adagio tutto è già stato scritto, si propinano al lettore infinite ribolliture letterarie, fumettistiche o filmiche.

Tutto è già stato scritto, ergo io autore sono a autorizzato a ricucinarti la stessa solfa, in tutte le varianti di aria fritta possibili.  Spesso costringendoti a dilapidare un capitale in special editions, director’s cut e carta patinata da quattrocento grammi.

Ovvio: sto esagerando e il discorso vanta qualche eccezione.

Se, ad esempio, il  suffisso ce lo propone un maestro del fumetto come Art Spiegelman, allora c’è di che incuriosirsi.

In particolare,  se il meta in questione consiste in una riflessione dell’autore sulla sua opera più celebre, il romanzo grafico Maus a venticinque anni dalla pubblicazione originaria.

Se c’è un’opera nel fumetto, che può segnare uno spartiacque fra due ere geologiche espressive, quella è Maus.

Per questo lo dico, con onestà, il book trailer  di seguito l’ho trovato davvero notevole. E se la fila di letture da consumare sullo scaffale non fosse già colpevolmente lunga, sarei già corso su Amazon per prenotarlo.

 

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