Per tutti i diavoli, che mi siano ancora alle costole?

Sì, Tex, da63 anni.

Anche se questo è l’anniversario più triste, Aquila della Notte, perché tuo fratello Sergio se ne è andato e ci ha lasciato con l’amaro in bocca, orfani di troppi sogni.

Stefano Casini che lo conosceva bene, sostiene che a lui i commiati smielati di questi giorni non sarebbero piaciuti.

Da lettore, posso confermarlo a Manaus gli unici coccodrilli contemplati erano quelli nel Rio Negro.

Però, sono convinto che in un paese più civile di questo, per uno largest than life come lui   i tamburi di Darkwood avrebbero risuonato a lungo. L’ha scritto bene lo sceneggiatore Moreno Burattini

In sessant’anni, disse rivolgendosi ai suoi lettori, io vi ho talmente rispettato che mai vi ho inflitto una sola pagina di pubblicità. Bonelli era un editore puro: voleva reggersi con l’unica forza del suo lavoro, delle sue idee, delle sue storie scritte, disegnate e stampate su carta.

E, con la finezza del critico appassionato, l’aveva riconosciuto Antonio Faeti (La Freccia di Ulceda) anni fa:

questa pensosa malinconia fa comprendere come Sergio Bonelli sia l’erede di una stirpe di editori appassionati che in Italia, dai Bàrbera ai Perino, dai Mondadori agli Einaudi, dai Zanichelli ai Salani poté contare sempre su intelligenze e accorte sensibilità.

Li ho mescolati fra loro, responsabilmente, questi nomi così diversi. Non sono i prodotti che contano, in questo caso ma gli atteggiamenti di chi li realizza.

Bonelli ama le sue creature e le sente profondamente partecipi di un Immaginario composto da molti stimoli, da infinite presenze, da finzioni, da fabulae, da allusioni che, nel loro insieme, aiutano, con altri strumenti, a creare il nostro sogno collettivo, e non solo il nostro.

Il nostro sogno collettivo, Tex, ne fai parte tu, Jerry, e tutti gli eroi della Bonellanza, come vi chiamava Oreste Del Buono,  pensando a papà Gianluigi e a tuo fratello Sergio. Che forse, a un certo punto di questa storia cominciata alle tue costole nel 1948, avrebbe potuto diventare il nostro Walt Disney e, invece, ha scelto di restare lì (come ci ricorda Harry), tra il bianco e il nero, nell’incanto dignitoso delle vignette.

Tra il Rainbown Canyon e l’infinito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...