E’ troppo tardi

Non ci sono dubbi: B fa ormai parte della Storia di questo paese, quella con la “S” maiuscola.

Lui ci vorrebbe stare come Cavour o come De Gasperi. Qualcuno, invece, sostiene che lo ricorderemo come  Mussolini o Gelli. Qualcun altro pensa che il metro di paragone sia soltanto Alvaro Vitali.

Forse, invece, dopo vent’anni, dovremmo trovare il coraggio di ammettere che  B è solo B. E dopo B – siete autorizzati a fare gli scongiuri del caso, se volete – non ci sarà un altro B. Forse ci sarà qualcosa di peggio, ma nulla di uguale.

E mentre, in questi anni, noi ci dividevamo tra l’essere tanti piccoli B e antiB, il mondo civilizzato ci ha guardato prima divertito, poi  incredulo, infine rassegnato. D’altronde – si devono esser detti – se va bene a loro.

E loro, cioé noi, in effetti ci abbiamo fatto talmente l’abitudine che  storie come quella che ci ricorda lo sceneggiatore Diego Cajelli, o come quella che mi segnala il Gaucho da Buenos Aires non dovrebbero stupirci.  E nemmeno indignarci.

E’ troppo tardi per entrambe le cose.

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